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Letterina di Natale a due presidenti e mezzo

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Signori presidenti,

forse non tutti gli italiani si sono resi conti che, per la prima volta nella nostra storia repubblicana, dopo due papi a Roma, quest’anno ci sorbiremo gli auguri anche di due presidenti della Repubblica, uno affettivo ed a fine mandato, l’altro in pectore.

E vengo subito a lei presidente Mattarella: quando nel 2015  venne eletto alle massime assise della Repubblica storsi il naso, non per la sua provenienza dalla peggior Democrazia cristiana, ma per il fatto che la sua presidenza venne fuori da un’elezione plenaria nella quale presero voti – pensi un po’! – anche Lino Banfi (quello di porca puttena), una macchietta come l’ex senatore Antonio Razzi e, non poteva mancare nel nostro parlamento, il pluripregiudicato di turno, nel caso Denis Verdini… ci fosse stata anche l’ex onorevole porno-star Cicciolina, il quadro del futuro politico che attendeva il Paese si sarebbe delineato subito chiarissimo.

Eppure, m’illusi che un presidente più di parte del suo predecessore non potesse capitarci e che lei, essendo un giurista, avrebbe certamente fatto qualcosa per riportare la nostra malmessa Repubblica nel solco tracciato da quella Costituzione che, al tempo di Salvini al governo, lei ed i suoi fan citavate almeno ventiquattro volte al giorno. E mi sbagliavo perché, quando si trovò di fronte all’insussistenza della classe politica dalla quale lei stesso proviene e ad un ectoplasma di Parlamento, invece di tentare di arginare con indirizzi da vero super partes (perché il presidente di una repubblica parlamentare può soltanto “indirizzare”) il marasma politico ed istituzionale in atto, preferì sguazzarci dentro, come quando ha imposto – cosa che non poteva fare evidentemente – ministri e scelte politiche agli ultimi tre governi, dei quali ricordo che uno soltanto di essi, il Conte Uno, era nato dopo un’accesa consultazione popolare. Ma proprio in quella circostanza venne il suo niet sulla nomina di un ecomomista del calibro dell’accademico Paolo Savona alle finanze, soltanto perché questi aveva osato criticare la scriteriata adozione dell’euro e la criticabile politica dell’Unione europea. Insomma, nella circostanza, debordando dal ruolo che la Costituzione le aveva assegnato, pretese di fare lei il governo, decidendo chi dovesse reggere i dicasteri-chiave, e male fecero all’epoca i diretti interessati, Salvini e Di Maio (i rivoluzionari de noantri…), a non denunciare all’opinione pubblica le sue prevaricazioni e, allo stesso tempo, mandarla a quel paese per mettersi a fare, almeno per una volta, veramente i populisti abbandonando il Parlamento e appellandosi al popolo sovrano: lo avessero fatto, certi mal di pancia costituzionali li avremmo affrontati subito e forse la storia italiana di questi ultimi tre anni l’avremmo scritta in modo molto diverso.

Ma non si era ancora materializzato il peggio perché, mentre si costituiva il secondo governo di Conte, peraltro carico di tutte le deficienze di un disonorevole passato, quella volta lei chiuse totalmente gli occhi, specialmente sulla nomina al dicastero dell’economia che andò a un professore di storia che s’intendeva di economia come io di fisica nucleare… la nostra economia nelle mani di un professore che conosceva bene (forse) soltanto la data della fondazione di Roma e ad un economista-accademico no? Allora venne fuori che lei non era un arbitro super partes come speravo perché, pur di espellere Salvini e la Lega dal governo del Paese dove lo aveva mandato almeno il 18% degli elettori, si fece mallevadore di un’alleanza porcina tra i grillini antieuropeisti e i piddini ultra europeisti: un vero schifo. In altre parole, impedendo libere elezioni dopo la crisi del Conte Uno, più che difendere la democrazia, signor presidente, lei si assegnò il ruolo di guardiano dell’establishment europeo.

E purtroppo, il Covid-19 le ha dato anche una mano a fare il presidente-presidenzialista, facendola apparire un gigante invece che “stravolgitore” della Costituzione, e ciò soltanto perchè si è trovato di fronte un’armata di nani.

Ma anche quando è stata la pandemia a dimostrare che il governo Conte Due era un’accozzaglia dei peggiori incapaci che si siano mai affacciati sulla scena politica italiana – perfino più incapaci del Conte Uno! – lei ha chiuso ancora una volta gli occhi sul come si stava (mal)governando l’emergenza sanitaria sicché, per quasi un anno, ci siamo nutriti a pane e conferenze stampa serotine, di decreti della ditta Conte & Casalino, di banchi a rotelle dell’Azzolina e di costose primule prima ancora di avere i vaccini. Risultato: 136.000 morti fino ad oggi nel mentre siamo punto a capo con un’ennesima ondata pandemica che il suo Draghi sta mal governando anche peggio di Conte. Ciò mentre una magistratura fuori controllo raggiungeva un livello di politicizzazione e una capacità d’interdizione sulle decisioni della classe politica tali da riuscire a stravolgere la nostra architettura costituzionale e istituzionale.

Ma ritornando ad eventi più recenti non si è neppure accorto, signor presidente, che per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana, un ex membro del Consiglio superiore della Magisgtratura (Csm), Palamara, del quale lei è il capo supremo, è stato cacciato per indegnità dall’ordine giudiziario. Oddio, bisogna anche dire che, a quaranta giorni dalla fine del suo mandato, svegliandosi da sette anni di torpore ursino, si è finalmente accorto che «…le vicende registrate negli ultimi tempi nell’ambito della magistratura non possono e non devono indebolire l’esercizio della funzione giustizia». Per carità, non sosterrò che avrebbe dovuto portare i Carabinieri al Csm come aveva fatto il presidente Cossiga, però trovo pilatesco e anche un po’ vile il fatto che si lasci il casatiello-giustizia al suo successore e che, per adesso, essendo in mano ad un ministro della giustizia che è anche lei un presidente in pectore (anche se non si sa bene di quali delle due cariche in palio), non farà niente di rivoluzionario in merito, per non alienarsi gli eventuali alleati o grandi elettori.

Presidente Mattarella lei è un corregionale dello scrittore siciliano Tomasi di Lampedusa e perciò non le verrò a spiegare il significato del pensiero che questi mise in bocca a Tancredi, il nipote del Il Gattopardo, a proposito dell’Unità d’Italia: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Ecco, il suo settennato è stato la trasposizione perfetta di questa aspirazione, potendo stare, tra l’altro, al sicuro dietro lo scudo di quella irresponsabilità politica che le riconosce la Costituzione. Purtroppo, signor presidente ancora in carica, l’Italia e gli italiani non sono rimasti com’erano prima della pandemia perché, ormai, da “titolari” sono diventati “concessionari” di diritti, sicché rispetto a ieri essi sono ancora più tagliati fuori dai processi decisionali dell’élite che, guarda caso, è la stessa che, con dubbio buongusto, le ha chiesto il bis per il Quirinale al Teatro alla Scala e, successivamente, nell’auditorium del Maggio musicale fiorentino. Purtroppo, non escludo che, complice quest’altro assalto pandemico che raggiungerà l’apice proprio durante la elezione del nuovo inquilino del Quirinale, lei e Draghi restiate provvisoriamente dove siete… secondo l’assunto gattopardesco. Se questo dovesse veramente accadere non potremmo più definirci una democrazia parlamentare, perciò tifo in tutt’altra direzione: se ne vada a spupazzare i nipotini a casa, in Sicilia, e che al Quirinale entri un refolo di aria fresca. Ammesso e non concesso che in Italia ciò sia ancora possibile.

A lei invece, ormai quasi presidente della Repubblica, Draghi, non ho molto da rimproverare e non perché mi fidi di lei in veste di “patriota” come direbbe Giorgia Meloni, ma perché fin qui è stato un rispettato pretoriano dell’Unione europea e dei collegati poteri finanziari. Vede, signor quasi presidente, lei ricorda quei rampolli delle casate nobili di un tempo i quali, già prima che vedessero la luce, si sapeva che cosa sarebbero diventati da grandi, a seconda dell’anzianità di nascita e del sesso: eredi del titolo nobiliare, cadetto, militare, prete o monaca zoccola, senza vocazione come la monaca di Monza. Tuttavia, nonostante la scarsa simpatia che ho per lei, non sono disposto a credere che farebbe la zoccola pur di occupare ad ogni costo il posto del suo principale sponsor, Mattarella, il quale le ha fatto credere che, dopo una breve sosta al governo, avrebbe messo nelle sue mani le chiavi del primo palazzo d’Italia e forse ci credeva per davvero in quel momento. Il suo mallevadore, però, non le ha reso un buon servizio perché adesso lei si trova tra l’incudine del Centrodestra e il martello dei grillini i quali, dopo essersi tagliati gli zebedei da soli con la riduzione dei parlamentari, ora la maggior parte di essi ha paura di ritornare a vendere bibite ed enciclopedie nel caso lei andasse al Quirinale e si tornasse a votare. Ma, per ragioni opposte, non le è amico neppure il segretario del Pd, Enrico Letta, che invece sotto sotto e in compagnia di Giorgia Meloni spera di ritornare al voto per far dissolvere nelle urne ciò che resta dei renziani che si ritrova ancora in casa.

Comunque, il problema che potrebbe far svaporare i suoi progetti è che la maggioranza che dovrebbe inviarla al Colle in seduta plenaria sarà di Centrodestra perché ha i numeri relativi dalla sua parte, mentre il governo che la sostiene oggi, o sosterrebbe il suo successore senza, peraltro, passare per le elezioni, sarebbe di Centrosinistra. Ebbene, se davvero dovesse concretarsi un’evenienza del genere ne verrebbe fuori un casino tale che quello degli ultimi tre anni sembrerebbe il festival dello Zecchino d’Oro!

Ergo, coloro che le stanno giurando eterno amore e che le augurano mirabolanti destini, non tendono tutti nella medesima direzione delle sue aspirazioni… quasi nessuno. Come se non bastasse, la lievitazione del decorso virale e il casino fatto dal suo governo col green pass e con i tamponi (in queste ore ci sono file chilometriche fuori le farmacie a diffondere il virus per il quale si richiede il tampone che ha imposto…), che in realtà non stanno proteggendo proprio nessuno, potrebbe farla arrivare alle quirinalizie piuttosto ridimensionato. E questa è soltanto un’altra delle ragioni per le quali sospetto che, in qualche maniera, troverete il modo di congelare la elezione del presidente fino a quando non si sarà affievolita la nuova ondata della pandemia. Ciò nonostante che il noto settimanale economico – finanziario britannico The Economist abbia nominato l’Italia Paese dell’anno per “…una nuova competenza politica…” che, ovviamente, è quella sua. Ma neppure il settimanale d’Oltremanica, mi creda, le ha reso un buon servizio entrando a gamba tesa nella partita del Quirinale perché ha disvelato i poteri che lei rappresenta e rappresenterà in futuro: quelli degli Agnelli e dei Rothschild i quali, tra gli altri, sono i finanziatori di maggioranza del settimanale che l’ha così bene incensata. Sicché, se lei dovesse per davvero ascendere al Colle (come la Madonna al Paradiso…) sappiamo fin da adesso chi saranno i cherubini cantori. Purtroppo, gli unici che dovrebbero farle pelo e contropelo come di solito avviene in una democrazia matura e con una seria informazione, i giornalisti, sono quasi tutti appecorinati a lei tant’è che durante la conferenza stampa di fine anno, ancor prima di farle le domande, l’hanno applaudito come si faceva con Mussolini. E lei, massimo dell’improntitudine, li ha anche incensati per la loro difesa del pluralismo e della democrazia… ma andate a quel paese!

Ebbene, come faccio ormai da alcuni anni allo scopo di non farmi il sangue amaro prima del cenone di San Silvestro, andrò a leggere dai comunicati stampa postumi le cose che lei e Mattarella avrete detto agli italiani, anche se potrei già anticiparne alcune con ottime probabilità di azzeccarci. Credo, infatti, che citerete immancabilmente il patriottismo, l’unità nazionale, il papa che, a mio parere, ha cacciato il concetto della santità della vita dalla Chiesa, direte quattro banalità sulla bellezza dell’accoglienza degli irregolari, sull’Europa madre provvida e appena un po’ strabica, sulla crisi ambientale, sulla rivoluzione green, sui giovani, su quei fetenti che non si vogliono vaccinare, sulla potenza salvifica del green pass, sulle mirabilie del governo di concordia nazionale e, magari, ricorderete anche Greta Thunberg. Ovviamente non direte una parola sul fatto che siamo diventati stranieri in Patria, ostaggi di un’accoglienza senza capo né coda, o sulla nostra spesa sempre più pesante, o sulla bolletta del gas che paghiamo quattordici volte in più rispetto a un cittadino americano, o sull’assegnazione delle rade case popolari prima agli extracomunitari e poi agli italiani, o sul fatto che i vecchietti e i pensionati debbano barricarsi in casa per non farsi rubare l’appartamento dai rom, o sulle nostre ragazze che non possono viaggiare da sole sui treni senza correre il rischio di essere stuprate, o sulle sentenze a bigolo di cane emesse talvolta dalla Magistratura.

A questo punto, signori presidenti, il bon ton vorrebbe che vi facessi comunque gli auguri ma proprio non ci riesco, a impedirmelo è il ricordo dei 136.000 morti per la pessima gestione della pandemia, delle nefandezze, delle ingiustizie e delle prevaricazioni del sistema in cui siamo costretti a vivere, un sistema che calza a pennello a voi e alla miserrima classe politica che sostiene di rappresentarci e che, chissà, forse nel peggio ci rappresenta per davvero. Come non ho intenzione di spargere melassa sull’anno nuovo, limitandomi a costatare che tra una trentina di giorni questo indecente mercato delle vacche quirinalesche sarà finito e, così, ci accorgeremo che, chiunque sarà arrivato (o rimasto come temo…) sul Colle, per noi cittadini non cambierà niente. Sicché ci ritroveremo esattamente come siamo adesso: con un’altra ondata pandemica in atto e senza sapere con quali armi fronteggiarla visto che i provvedimenti adottati dal governo per prevenirla si sono rivelati tutti inutili, bistrattati dal Potere, senza speranza, soli e con un labile concetto di Dio di fronte alle turbolenze di un secolo che già era nato stortignaccolo e di una anno che peggio non poteva finire.

Tutto ciò nella poco rassicurante compagnia di una classe dirigente che vi adora e se ne capisce il perché: siete degni gli uni dell’altra.

Enzo Ciaraffa

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