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L’inclusione che esclude

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Nella Repubblica che vorrebbe includere ci sono, invece, strati sempre più crescenti di esclusi, di gente che viene perseguitata per la pratica della fede  cattolica, perché vuole una famiglia naturale e normale, per la radicata convinzione che a ciascuno debba essere dato in ragione delle sue capacità e non della sua appartenenza politica o, peggio, della sua appartenenza alle lobby radical chic e tecnocratiche che inquinano la vita del Paese
– By Cybergeppetto –

Dietro le belle parole si può sempre nascondere di tutto, ho scoperto che il tema della festa della repubblica di quest’anno è l’inclusione. Google, con insospettabile precisione politicamente corretta, cui ho chiesto che cosa volesse dire “festa della repubblica e dell’inclusione”, mi rimanda al sito dell’ANPI, l’associazione erede dei numerosi crimini partigiani ormai storicamente accertati nel periodo dal 1945 al 1948, a guerra finita. Nel suddetto sito leggiamo anche la definizione «Inclusione quale affermazione del diritto di ogni singola persona di avere accesso ed esercitare, nella società di cui è parte, le stesse opportunità».

Come sempre tutti questi buonismi sono ben infiocchettati, ma nascondono con il profumo dei buoni sentimenti la puzza sottostante di turpi ideologismi, stomachevoli buonismi e tanta corruttela.

Nella società che, apparentemente, si vorrebbe includere, ci sono invece strati sempre più crescenti di esclusi, di gente che viene perseguitata per la pratica della religione cattolica, per la volontà di voler condurre una famiglia naturale e normale, per la radicata convinzione che a ciascuno debba essere dato in ragione delle sue capacità e non della sua appartenenza politica o, peggio, della sua appartenenza alle lobby radical chic e tecnocratiche che inquinano la vita del nostro Paese.

La Repubblica Italiana che dice di voler includere, in realtà esclude soprattutto i nostri giovani che si trovano oggi nella condizione di dover pagare i debiti contratti dalle generazioni precedenti, che hanno distrutto un grande Paese per seguire le ideologie liberticide e fallimentari del Novecento.

La “Repubblica inclusiva” ha deciso, tuttavia, di escludere una serie di persone alle quali viene affibbiato l’epiteto di razzista, sovranista, omofobo, e tanti altri ancora. Ognuno di questi termini nasconde un inganno.

L’accusa di razzismo, poi, è una vecchia storia, affermando che tutto quello che è nero è buono, si vuole dire che quel che è bianco, in termini di cultura, storia e tradizione, è cattivo. Si tratta insomma di razzismo alla rovescia. Chi celebra Nelson Mandela non lo sa che oggi in Sud Africa i neri stanno facendo fuori i bianchi, ma l’informazione mainstream in proposito tace. In buona sostanza, l’accusa di razzismo è una forma evidente di razzismo ideologico.

Allo stesso modo l’accusa di sovranismo è una bugia con la quale si vuole nascondere l’utilizzo strumentale della costruzione europea e dell’ONU per gli scopi affaristici delle tecnocrazie mondiali. Dopo tanto blaterare sulla democrazia, abbiamo dovuto sentire un commissario europeo dire che «… i mercati avrebbero insegnato agli italiani che cosa votare», bell’esempio di mondialismo finanziario.

Quella dell’omofobia, analogamente, è una scusa per nascondere la persecuzione religiosa della quale i cristiani, ed in particolare i cattolici, sono ormai vittime in tutto il mondo. L’omofobia è l’ombrello di tutti gli eterofobici ideologizzati.

La “festa della Repubblica e dell’inclusione”, rimane il tentativo di utilizzare l’inclusione dei migranti per escludere chi si oppone al radicalismo chic, il resto sono solo fesserie post comuniste.

Per fortuna, sono sempre di più gli esclusi dall’inclusione… chi è escluso come me non si sente solo però.

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