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L’onorevole Aboubakar Soumahoro è vittima soltanto dei suoi stivali

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Aboubakar Soumahoro
Credevamo di averle viste proprio tutte le piroette dei politici nostrani, anche le più indecenti, per giustificare proprietà immobiliari acquisite, come qualche volta hanno sostenuto, a loro insaputa, e inspiegabili quanto rapidi arricchimenti: della collezione ci mancava soltanto l’onorevole marpione in lacrime e a mani giunte su Facebook

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Scandali politici del passato legati a tangenti sull’importazione di banane, di tabacchi, sui rifiuti, sulle pulizie di una casa di riposo (da cui partì Mani Pulite), senza parlare di un attico con vista sul Colosseo da due milioni di euro che sarebbe diventato di proprietà dell’ex ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, pensate, a sua insaputa.

Ecco, credevamo di averle viste proprio tutte le piroette dei politici nostrani, anche le più invereconde, per giustificare proprietà immobiliari ed improvvisi arricchimenti: ci mancava giusto il marpione su Facebook, in lacrime ed a mani giunte, per dichiarare la sua castità morale e quella dei familiari.

Il neo-deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Aboubakar Soumahoro, in questi giorni è al centro della grancassa mediatica per alcune vicende poco chiare sulla gestione dei migranti che vedono coinvolte una cooperativa riconducibile alla moglie e alla suocera (quest’ultima indagata dalla Procura di Latina per malversazione), e trasversalmente a lui.

Ebbene, il primo giorno di questa legislatura l’onorevole in questione è entrato in Parlamento calzando stivali sporchi di terra perché voleva portarvi le istanze degli “invisibili”, intendendo i migranti sfruttati nei campi per pochi euro al giorno. Siccome Soumahoro è di sinistra e pure di colore, nessun cuor di leone tra i media e nella politica quel giorno rilevò che, essendo il Parlamento il supremo Palladio della democrazia italiana, forse meritava più rispetto.

Ma a mettere in difficoltà Aboubakar Soumahoro non sono state soltanto le spericolatezze amministrative della suocera con i fondi pubblici e le esibizioni social di una moglie amante dei capi griffati, ma qualcuno dei suoi invisibili come il vecchio collaboratore Soumalia Sambare, che peraltro lo ha anche accusato di non avergli ancora pagato i famosi stivali con i quali il deputato si era presentato il primo giorno in Parlamento. 

Soumahoro, avendo capito come vanno le cose in Italia se hai la pelle scura, una volta entrato in Parlamento si è messo subito a fare il galletto (sembrava Salvini in versione coloured), ostentando i suoi titoli professionali ed ingaggiando subito un gratuito battibecco addirittura col capo del governo, non avendo realizzato che il suo nemico non era la Meloni ma i suoi stessi invisibili. Infatti, come tutti i diseredati, essi non perdonano il successo ai loro simili, tant’è che iniziano a venir fuori storie che se non penalmente rilevanti sul piano giudiziario, lo sono certamente sul piano etico e politico e, a quanto pare, erano note già da tempo.

Infatti, il condirettore del quotidiano “Libero”, Pietro Senaldi, nell’edizione di ieri ha definito due somari i leader di Verdi e Sinistra, Bonelli e Fratoianni perché, nonostante i rumors che circolavano intorno all’onorevole con gli stivali non pagati ai piedi, lo avevano infilato nella loro lista per raccattare un po’ di voti in più alla sinistra della Sinistra.

Non sappiamo proprio che cos’altro aggiungere su questa vicenda senza scadere nella dietrologia che lasciamo volentieri ad altri, e tuttavia vorremmo indirizzare un’esortazione all’onorevole dei suoi stessi stivali Aboubakar Soumahoro: non faccia la vittima a mani giunte sui social perché ci procura una grande pena, ma non per lei, per noi e per le nostre istituzioni. Se ne faccia una ragione, in questi giorni non la stanno attaccando perché – come il pulcino Calimero di una nota pubblicità –  lei è piccolo e nero, ma perché predica bene e razzola male, in quanto, secondo un noto teorema giudiziario applicato a Berlusconi dai suoi amici in toga nera ma con la coscienza rossa, lei non poteva non sapere che cosa facevano sua moglie e la sciura suocera con i finanziamenti pubblici, cioè con i nostri soldi.  

E il colore della sua pelle in tutto questo, ci creda onorevole, non c’entra proprio niente perché, consapevoli di essere gli eredi di una civiltà cosmopolita come quella latina, che peraltro ha continuato ad assimilare nel corso dei secoli altre civiltà provenienti dal Nord e dal Sud, gli italiani non sanno neppure che cosa sia il razzismo nonostante la vulgata corrente dalla sua parte politica.

È che sono stanchi di essere presi per il culo.

(La copertina è di Donato Tesauro)

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