LOADING

Type to search

Home Notizie Principali Top News

Martignoni, Gallarate e la politica concreta

Share
Secondo il consigliere comunale uscente di Fratelli d’Italia, a chi ha saputo imparare con grande umiltà, la pandemia ha insegnato molte cose, la prima fra tutte l’errore di aver chiuso ospedali e reparti che nel momento più critico dell’emergenza avrebbero fatto sicuramente comodo per salvare molte vite umane. Ecco perché alla luce dei lutti provocati dalla pandemia, egli ritiene che forse si dovrebbe ragionare un po’ di più sull’ospedale unico e sul riassetto funzionale della sanità territoriale

– Enzo Ciaraffa –

È un bel pomeriggio di questo splendido inizio di settembre mentre mi fermo ad intervistare Giuseppe De Bernardi Martignoni, consigliere comunale uscente di Fratelli d’Italia sul Comune di Gallarate. Devo dire che vista da Piazza Libertà con la sua fontana a forma di ciotola, il Palazzo Borghi e la Basilica di Santa Maria Assunta, Gallarate sembra una di quelle signore un po’ demodé degli anni Trenta del Novecento che continuavano a fare le sciantose pur avendo, ormai, qualche problema di salute a causa dell’età e della cellulite avanzante. Ma ecco che, puntuale, arriva Martignoni col suo bianco taxi e allora giro volentieri a lui le mie considerazioni. Senta Martignoni, credo che gli elettori di slogan, di teorie, di bizze, di alleanze funzionali e di tradimenti ideali ne abbiano fin sopra la testa… forse è il caso di iniziare a parlare di cose concrete. Vede, per farle un esempio, io percorro tutti i giorni la via Mazzini dove non passa mese che non chiuda un negozio o un’attività commerciale, ultima in ordine di tempo quella di un prestigioso marchio dell’abbigliamento maschile: Boggi. Non provo neppure ad immaginare che cosa succeda alle attività nelle zone periferiche di Gallarate. Ebbene, cosa secondo lei si potrebbe incominciare a fare in concreto per frenare questa crisi che – è il caso di ricordarlo – è nazionale prima che gallaratese e, peraltro, antecedente al Covid-19.

Oggi l’Amministrazione di Centro Destra ha previsto degli sgravi del 30% sulla Tari e dei contributi per l’acquisto di dispositivi anti Covid in accordo con le associazioni di categoria e senza distinzione di zone. Il programma prevede un rilancio d’immagine con delle iniziative sociali, sportive e culturali chiamando a collaborare il pubblico e il privato, per i progetti finanziati da Regione Lombardia. Manterremo il bonus del plateatico (utilizzo temporaneo di suolo pubblica per alcune attività di bar e ristoranti) e garantiremo maggior sicurezza sociale con l’implementazione di telecamere, uomini e mezzi della Polizia Municipale.

Le faccio un altro esempio di cose che si potrebbero fare e con spesa irrisoria. Gallarate è la città delle strisce pedonali in curva e dei semafori asincroni. Un esempio? Il semaforo che regola l’incrocio tra via Sempione e via Marsala è un enigma quotidiano perché dà, allo stesso tempo, via libera col verde alle auto che salgono da via Roma, a quelle che scendono da via Sempione e ai pedoni che attraversano via Marsala su delle strisce pedonali, poste tra l’altro in una curva cieca perché chi arriva da via Sempione, senza averne preventiva visione, si trova subito sulle strisce pedonali. Sicché è un continuo suonare di stizziti clacson e di esortazioni per andare a quel paese tra automobilisti e pedoni. È per questo che paghiamo le tasse?

A suo tempo, già chiesi una sistemazione in via Roma per la svolta con la sincronizzazione dei semafori attuali per il passaggio in via Mazzini: oggi credo che la revisione del put sia necessaria ed indifferibile. Faccio mia la sua osservazione!

Sempre per mantenerci sul terreno delle cose concrete, che poi sono quelle che interessano i cittadini al di là del loro colore politico, cosa avrebbe in mente Martignoni per avviare a soluzione alcuni dei problemi che, grazie anche ad una maldestra politica migratoria nazionale, affliggono la maggior parte delle città italiane. E parlo del degrado ambientale che per fortuna non riguarda ancora molto Gallarate, ma anche della micro criminalità, della mancata integrazione e assoggettamento alle leggi comuni – quelle che osserviamo tutti noi –  degli oltre seimila immigrati appartenenti a nove etnie (almeno quelle ufficialmente censite…) che vivono in città.

Le politiche nazionali sull’immigrazione clandestina sono catastrofiche, oggi ancor di più perché il governo scarica sugli enti locali il problema – inconciliabile –  dell’integrazione acefala e della sicurezza. Il tallone di Achille della nostra sicurezza è la stazione ma oggi, grazie al centro destra ed a Fratelli d’Italia, l’area è stata ristrutturata e riqualificata. È soltanto l’inizio, me ne rendo conto, ma è sulla riqualificazione e maggiori controlli sulle aree a rischio che bisogna insistere.

E poi vengono i ragazzi dei quali tutti parlano nei seminari ma poi nessuno fa niente per loro. Lei non crede, Martignoni, che la maxi rissa a colpi di catene e manganelli tra oltre un centinaio di adolescenti italiani, albanesi e nigeriani dello scorso 8 gennaio a Gallarate sia un campanello di allarme, una richiesta di aiuto da parte di adolescenti privi di prospettive e soffocati da una gestione folle della pandemia. Che cosa può fare la politica locale per far liberare in modo sano le energie vitali di questi ragazzi.

Nel caso specifico, essendo subito intervenuti Polizia, Carabinieri e Polizia Locale per riportare la situazione alla normalità in breve tempo, ha significato il buon funzionamento del coordinamento tra Polizie e il servizio di vigilanza comunale. Per il resto il problema giovani esiste e non lo si deve nascondere anche se le istituzioni possono ben poco senza l’ausilio della famiglia, il primo nucleo sociale dove un tempo s’insegnavano valori etici, culturali e sociali. Una mano al disastro giovanile, e lo dico senza intenti polemici, l’ha data la sinistra radicale con le sue politiche demagogiche e – quelle sì – populiste… i giovani hanno bisogno di centri di aggregazione sociale, di certezze, di prospettive di lavoro e non del voto a 16 anni! Secondo lei, Martignoni, che cosa cambierebbe per un ragazzo di quell’età andando a votare?

Appunto, ce lo dica.

Per lui niente, per la sinistra tanto.

Per quale ragione.

Se lei pensa che in Italia i ragazzi tra i 15 e 19 anno sono all’incirca tre milioni, si capisce che intercettare anche soltanto il voto del 50% di loro sarebbe un bel tonificante per la sinistra che negli ultimi tempi non se la sta passando proprio bene.

Ma ritorniamo a noi. Gallarate – e parlo da utente perché ci vivo – è una città abbastanza ben messa, ben tenuta nonostante i problemi prima elencati e, tuttavia, molte questioni irrisolte covano sotto la cenere. Ne cito una soltanto: l’Ospedale Unico Gallarate – Busto Arsizio. Benché in predicato da più di un lustro, questo progetto è stato un continuo stop and go, tanto da meritare persino un rimbrotto da parte dell’Assessore Regionale alla Salute Letizia Moratti. Non crede che sarebbe meglio dire ai cittadini che la pandemia ci ha dimostrato, a carissimo prezzo peraltro, che gli ospedali e i siti sanitari vanno implementati e non tagliati. Cosa ci dice in proposito.

 A chi ha saputo imparare con umiltà e senza le fette di prosciutto sugli occhi, la pandemia ha insegnato molte cose, la prima fra tutte l’errore di aver chiuso ospedali e reparti che nel momento più critico dell’emergenza ci avrebbero fatto sicuramente comodo e avrebbero salvato molte vite umane. Ecco perché alla luce dei disastri della pandemia, forse dovremmo ragionare un po’ di più sul costo-ricavo dell’ospedale unico.

Mi colpisce il fatto che, se non ho contato male, sono ben cinque le liste che sostengono la ricandidatura del sindaco Cassani… cinque visioni della città o più semplicemente frammentazione anche della politica locale?

No, la frammentazione non c’entra con la necessità democratica di dar voce a tutti perché il territorio è di tutti. E poi, pensi che all’altra elezione le liste erano il doppio e i candidati 1200.

In caso di vittoria del Centrodestra, secondo il candidato Martignoni, qual è il primo problema che la nuova giunta dovrebbe mettere sul tavolo.

Meglio dire “i primi problemi”. Ebbene in merito sarò telegrafico nella risposta: sicurezza, commercio, viabilità e politica a sostegno dei giovani.

Potrebbe interessarti anche Nel caos del Belpaese perchè non diamo ai ministeri il loro nome?

Tags:

You Might also Like

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Related Stories

Next Up