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Mes, lo scudiscio di Mattarella e la farsa dei frondisti

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Qualche giorno fa il ministro Di Maio ha messo perfidamente in guardia i frondisti anti Mes dei Cinque Stelle sulle conseguenze che produrrebbe l’eventuale caduta del governo a causa loro e, di rimbalzo, il ritorno alle urne dove molti di essi non verrebbero eletti. E le elezioni anticipate, secondo alcuni commentatori politici, per il presidente della repubblica non sarebbero più un tabù, anche se non è chiaro con quale legge elettorale si andrebbe eventualmente a votare
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Leo Longanesi sosteneva che uno stupido è uno stupido, che due stupidi sono due stupidi e che diecimila stupidi sono una forza storica. Non osiamo neppure immaginare come il caustico Leo avrebbe definito Di Maio & C. che alle ultime elezioni politiche presero la bellezza di quasi undici milioni di voti … una congrega di stupidi? Eppure anche dietro il pensiero dei meno dotati talvolta si nascondono verità e tragedie, anzi lo stupido è di per sé una verità: la specie umana non è perfetta!

Tra poche ore il Parlamento dovrà votare la riforma del Mes che, se approvata a maggioranza e indipendentemente dal giudizio di merito che se ne possa dare, risolleverebbe l’immagine un po’ appannata di Conte in Europa.

Ebbene, almeno in teoria, il governo avrebbe i voti sufficienti, suoi e del soccorso azzurro, per non essere impensierito più di tanto dai mal di pancia di Renzi sul Recovery Plan e dei grillini che sul Mes si giocano l’ultimo residuo di credibilità. Sennonché ben otto senatori pentastellati hanno minacciato di non votare la riforma di questo meccanismo europeo per coerenza politica, o meglio per non tradire il mandato degli elettori, fornendo così materiale ai media per fare diverse congetture, tra le quali quella della caduta del governo.

A nostro modesto avviso, invece, non succederà proprio niente, perché il governo di Conte rimarrà in sella più o meno saldamente, riuscirà a mangiare il panettone e, con l’evanescente opposizione che si ritrova contro, molto probabilmente anche la colomba pasquale: pronti a mangiarci la tastiera del computer se le cose non dovessero andare così.

Chi ci dà questa sofferta certezza? Una fonte, ehm…, autorevole come quella dell’uomo forte del M5S o, se credete, il vice comandante della suddetta forza storica (stupida?) di Longanesi, il ministro Luigi Di Maio, il quale neppure ha capito che sta per passare alla storia grazie ad una frase con la quale è riuscito, in qualche modo, a sintetizzare l’agonia di un movimento e la ragione che è alla base della tragedia politica di un Paese giunto alla canna del gas a causa della mal gestita pandemia: la paura dei nostri politici di perdere poltrona e stipendi!

È accaduto qualche giorno fa quando, rivolgendosi ai frondisti del movimento, Di Maio li ha messi in guardia sulle conseguenze che produrrebbe l’eventuale caduta del governo a causa loro e, di rimbalzo, il ritorno alle urne: «Non credo che molti di voi possano stare tranquilli. Se casca il governo, molti non saranno rieletti».

Per comprendere su che cosa fondi la velata minaccia del ministro che, ahi lui, ha conservato i modi spicci del bibitaro, bisogna prendere per buone le voci che danno Mattarella incazzato nero a causa di questo stop and go di Renzi e dei grillini, perciò determinato a mandare noi alle urne e tutti loro a casa, anche se non abbiamo capito con quale legge elettorale si andrebbe eventualmente a votare. Ci appare, al limite, più verosimile un’ipotesi di governo tecnico per gestire la pandemia e arrivare alla elezione del sostituto di Mattarella.

Ma tanto è bastato per creare il panico nero tra i parlamentari grillini dissidenti e non che, per la grande maggioranza, è gente che non aveva – e non avrà neanche in futuro probabilmente – né arte, né parte e che, fino all’entrata in politica, campava col minimo indispensabile, se non con la paghetta di genitori e nonni. Ebbene, se il governo dovesse cadere irrimediabilmente tra poche ore, cioè quindici mesi prima della fine naturale della legislatura, costoro dovrebbero rinunciare come minimo a 270.000 euro a testa, e il calcolo è facile da farsi: basta moltiplicare 18.000 euro, lo stipendio medio onnicomprensivo di un parlamentare, per 15 mesi. Ma vi pare possibile? È mai accaduto in questo Paese che un politico rinunziasse ad un quarto di milione di euro per “coerenza”, per onorare le promesse fatte in campagna elettorale?

Sarà l’obnubilazione provocata dal diabete per l’eccesso di zucchero che Giuseppe Conte ci fa trangugiare ad ogni comparsata in televisione, d’avanti a giornalisti adoranti e in ginocchio, ma a noi sembra quasi di vederlo Tutankanmattarella mentre fa schioccare lo scudiscio delle elezioni anticipate sui i reprobi contriti.

Ma stia sereno il signor presidente, i grillini in realtà se ne fottono dei principi e, perciò, voteranno qualsiasi schifezza pur di salvare cadrega e stipendi come mai ne avevano visti in vita loro. Peraltro, una così abietta disponibilità è stata bene espressa dal cosiddetto reggente del M5S, Vito Crimi, il quale è arrivato perfino a sostenere che loro voteranno il Mes purché resti inutilizzato, il che è come dire che l’INPS a Natale pagherà la doppia tredicesima ai pensionati purché poi non vadano ad incassarla … ma è una cosa stupida direbbe qualcuno.

Oddio, non è certo la prima volta che in questo Paese la stupidità cerca di dare la scalata al potere, ma è di sicuro la prima volta che v’è riuscita alla grande.

                                                                                                                                                    (Copertina di Donato Tesauro)

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