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Milano, amata città mia

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In verità una dichiarazione d’amore, una prova di affetto per la città della Madonnina ci voleva proprio dopo le ferite e i lutti in Lombardia delle scorse settimane, quando anche l’alacre sospiro di un complesso cittadino che non si era mai fermato nella sua lunga storia pareva volersi tramutare in un rantolo
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Lo scrittore Corrado Alvaro sosteneva che è nella lontananza il fascino dell’amore ma è nel ritorno che, secondo noi, si scopre la sua poesia, allorquando cose, persone e luoghi sembrano assumere una diversa fisionomia ai nostri occhi, man mano che ci appressiamo a lei/lui … immaginate, poi, se l’amore del quale parliamo è Milano.

In verità una dichiarazione d’amore, una prova di affetto per la città della Madonnina ci voleva proprio, dopo le ferite e i lutti delle scorse settimane in Lombardia, quando anche l’alacre sospiro di una città che non si era mai fermata nella sua lunga storia pareva volersi tramutare in un rantolo.

L’altro fatto insolito è che a rivolgere un tale pensiero d’amore a una città che la vulgata corrente vuole molto concreta e, perciò, poco portata per le fantasie, è stata una persona che secondo la stessa vulgata dovrebbe essere anch’essa priva di trasalimenti poetici: una giovane manager di Real Estate Consultant Capital Markets @ Coldwell Banker Commercial Realty Advisory della sede di Milano.

E, invece e per fortuna, non è così!

Ma giudicate voi.


Milano, amata città mia,
mi hai accolto tra le tue braccia quando ancora giovane e disorientata arrivavo dalla provincia per frequentare l’università. Hai continuato a farlo anche quando mi sono avventurata nella tua giungla cittadina del lavoro, piena dei sogni di una neo laureata. Quei sogni li hai avverati tutti, rendendomi una professionista, regalandomi tutte le esperienze e la crescita piena di soddisfazioni che solo una grande mamma generosa sa regalare ai suoi figli.
In questi giorni attraversandoti a piedi tra le vie del centro, il silenzio e il vuoto delle strade mi hanno urlato il tuo dolore. Così ora, proprio come un figlio fa con la sua mamma, non ti lascio sola nel momento del bisogno e ti sorreggo con lo stesso entusiasmo con il quale mi sono avvicinata e presentata a te tanti anni fa, e con lo stesso ardore con il quale tu mi hai accolto io ti risolleverò da questa paralisi alla quale la pandemia ti ha costretto.
Torneremo a essere grandi assieme, uniti e forti grazie alla collaborazione di tutti quelli che come me a te devono la loro vita professionale e la loro crescita.
Grazie Milano.
Uniti ripartiamo.

Elena

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