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Nel caos del Belpaese perché non diamo ai ministeri il loro nome?

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Dai vaccini all’ideologia gender, dalla liberalizzazione delle canne all’immigrazionismo acefalo, dall’islamismo fuori controllo alla grande finanza internazionale: non c’è una lobby esterna o interna che non sia rappresentata nei ministeri italiani e, in verità, neppure nell’operato del governo. Mancano soltanto gli interessi dei cittadini che, al momento, non sembrano trovare un’utile collocazione nell’ambito della casta radical chic che occupa più o meno legittimamente quei ministeri

– by Cybergeppetto –

Bisogna ammettere che la politica ha cambiato il modo di declinare la nostra vita e che le funzioni che lo Stato dovrebbe fornire ai cittadini sono anch’esse mutate. Sicché, a questo punto, si impone una ridenominazione degli organi previsti dalla Costituzione formale, cioè quella che è scritta, per riallinearli alla Costituzione reale, cioè quella che è resa effettivamente operante.

Il presidente della repubblica era una volta il garante dell’assetto costituzionale di una carta che ci si sforzava di interpretare univocamente, di particolare importanza era il dettato dell’articolo 11 secondo il quale “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Bene, c’è qualcuno tra di voi frequentatori del blog che possa validamente sostenere che i trattati europei rispettino questo articolo? Siccome non mi pare proprio, propongo che l’ufficio del presidente della repubblica venga rinominato in “Ufficio stampa dell’Onu e delle istituzioni europee in Italia”, anche per riconoscere a Mattarella il ruolo che sta effettivamente svolgendo con grande impegno e passione, ancorché non in linea con i suoi compiti istituzionali.

Anche il Consiglio dei ministri ha cambiato nel tempo la sua funzione, una volta era l’organo collegiale in cui i diversi ministeri armonizzavano la politica del governo, o almeno ci provavano, adesso è diventato l’organismo di coordinamento delle lobby che influenzano pesantemente il governo. Dai vaccini all’ideologia gender, dalla liberalizzazione delle canne all’immigrazionismo, dall’islamismo ormai fuori controllo alla grande finanza internazionale, non c’è una lobby esterna o interna che non sia rappresentata, mancano solo gli interessi dei cittadini che, al momento, non sembrano trovare un’utile collocazione nell’ambito della casta radical chic. Ebbene, come chiamare un organismo così fatto? Potrebbe andar bene ufficio lobby e affari delle multinazionali, oppure Consiglio degli affari lobbistici, oppure Consiglio di amministrazione delle multinazionali operanti in Italia? In questo modo risulterebbe più chiaro il ruolo della politica italiana, anche perché le cariche, come ampiamente noto, non sono elettive.

Uno dei più importanti dicasteri è il ministero dell’Interno che, però, ultimamente ha espanso le competenze territoriali, tanto che le frontiere marittime pare che arrivino sino alla battigia della Libia. I rave party illegali con droga e morto hanno assunto un’importanza minore, in genere il ministro che regge il dicastero preferisce contrastare le proteste dei cittadini, soprattutto se sono qualificabili come no vax. La definizione ministero dell’Interno appare piuttosto superata, magari lo si potrebbe ribattezzare ministero per la gestione interna dell’immigrazionismo clandestino che sarebbe più preciso e comprensibile.

In verità anche il ministero della Salute ha subito degli interessanti sviluppi, che vanno dall’esplosione delle competenze vaccinali alle nuove soluzioni per il fine vita: qualsiasi vaccino sia portato all’attenzione dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), se non è italiano ovviamente, ha buone speranze di essere approvato e mitragliato nel nostro organismo.  Per il fine vita, invece, si è pensato di promuovere un referendum che depenalizza il reato di “omicidio del consenziente”, così chiunque desideri morire è incoraggiato dai radical chic a togliersi dalle palle, magari con un ringraziamento per l’alleggerimento sui costi medici.

Un ministero così non può essere genericamente chiamato ministero della salute, meglio sarebbe definirlo ministero dei vaccini e della dolce morte, anche per specificare meglio che chi entra in ospedale sarà trattato in maniera, come dire… politicamente corretta.

Se avrete pazienza di seguirci, analizzeremo i cambi di denominazione degli altri ministeri nelle prossime puntate.

(La copertina è di Laura Zaroli)

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