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Nel giornalismo soltanto le donne hanno gli attributi?

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È bastato che una giornalista con gli attributi facesse a Conte una domanda non addomesticata per metterlo in crisi, allorché questi aveva appena finito d’imbrodarsi, com’è sua inclinazione, nell’illustrare il ventisettesimo o ventottesimo Dpcm, ormai sfugge il conto, per Natale e Capodanno. La domanda in effetti non era per niente rivoluzionaria, ma in un Paese dove i media sono sfacciati corifei del potere politico anche uno sbadiglio in sala stampa diventa una sorta di assalto alla Bastiglia
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Jana Gagliardi era, fino a qualche giorno fa, una cronista senza infamia e senza lode del canale Sky Tg24, poi all’improvviso è balzata agli onori della notorietà per un fatto che sarebbe ovvio in qualsiasi democrazia: sebbene intruppata in un gregge di castroni, ha fatto una domanda da giornalista con gli attributi al premier durante la sua ultima conferenza stampa a Palazzo Chigi.

È accaduto, infatti, che la giovane collega abbia chiesto a Conte lumi sulle misure anti Covid allorché questi aveva appena finito d’imbrodarsi nell’illustrare il ventisettesimo o ventottesimo Dpcm (ormai sfugge il conto) per Natale e Capodanno. La domanda non era per niente rivoluzionaria, ma che volete, in un Paese dove i media sono corifei del potere politico anche uno sbadiglio in sala stampa diventa una sorta di assalto alla Bastiglia, ma giudicate voi: «Presidente, il ritardo di questa conferenza stampa e le parole che tutti gli italiani aspettavano da ore mi porta a chiederle: visto che le misure che voi dite che stanno così tanto funzionando portano l’Italia a un bilancio di morti così grave nel mondo, e le misure che sono le stesse che hanno riportato i giornali, visto che erano così attese da giorni, perché siete arrivati a quest’ora di notte? Lei ha parlato di due persone soltanto extra-conviventi da poter ospitare nelle case. Ma non si era detto che era impossibile controllare quello che fanno le persone, è incostituzionale, è illegale. Chiarisca meglio questo punto perché non l’abbiamo capito, o almeno io non l’ho capito».

Conte, ovviamente, ha risposto da par suo, cioè un po’ piccato, un po’ superbioso, un po’ tentando di ribaltare la frittata, secondo lo stile del piazzista da fiera che viene interrotto dal ragazzaccio della borgata mentre sta cercando di piazzare camicie di acrilico spacciandole per quelle di seta. Per carità, non vogliamo buttarla in cagnara anche noi ironizzando su alcune delle risposte che Conte ha dato alla giornalista di Sky confondendo, peraltro, la flagranza di reato con la fragranza, vogliamo semplicemente fare qualche riflessione e, se è ancora possibile in questo Paese, rivolgere qualche domanda ai giornalisti nostrani: ma vi sembra normale da parte vostra, come dire da parte dei cani da guardia del potere, assistere in silenzio ai tentativi del governo d’intimidire i media? Ma a voi sembra normale che un commissario di questo medesimo governo, ogni volta che un giornalista gli fa qualche domanda scomoda, minacci di querelarlo, senza che tutti i giornalisti presenti lo mandino affanculo e abbandonino la conferenza stampa? Siete dunque così vili da tollerare che si faccia strame della vostra dignità professionale e personale senza muovere un dito? Eppure coloro che avete di fronte sono, la maggior parte delle volte, delle nullità: è bastato un episodio, scontato in qualsiasi democrazia dove i giornalisti per quanto possano essere schierati non hanno complessi nei confronti del governo e del potere politico, per mettere in crisi Conte e fare, così, di Jana Gagliardi la Giovanna d’Arco della libertà di stampa.

Non vi fa senso apprendere che, a conti fatti, i media erano più liberi sotto il fascismo che non oggi? E badate che non scherziamo perché Mussolini, che era un dittatore mica da poco, riteneva che non si potesse essere antifascisti ma che erano tollerati gli “afascisti”, ovvero quelli che non aderivano e non avversavano la dittatura. Voi, invece, siete andati oltre perché vi censurate da soli, trascurando di stigmatizzare le notizie sgradite al manovratore e, fatto inconcepibile, addirittura plaudite alla censura. E neppure questa è un’esagerazione, posto che uno dei padri nobili del giornalismo italiano, Paolo Mieli, il mese scorso ebbe parole di elogio per la censura “impeccabile e perfetta” che i media americani avevano esercitato nei confronti del presidente uscente Donald Trump.

A questo punto, venendo a mancare anche il diffuso sostegno di una stampa autenticamente libera, dubitiamo fortemente che i nostri ordinamenti liberaldemocratici riescano ad uscire indenni dalla pandemia e, molto probabilmente, dovremo fare qualche cosa che rassomigli ad una rivoluzione per poter ritornare al ripristino della Costituzione.

E che di una rivoluzione vi sia bisogno lo ha dimostrato, forse senza neppure esserne consapevole, una cronista che ha compiuto un atto destabilizzante per il sistema di potere di questo Paese: ha fatto una domanda non “addomesticata” al premier!

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