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Nell’Italia delle sanzioni tappeto rosso di Mediaset al Pinocchio di Putin, Lavrov

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bugie di Putin
Se l’intervista di Rete4 a Lavrov, ministro degli esteri di Putin, è stata indecente per contenuti e modalità, il commiato del conduttore lo è stato, se possibile, ancor di più avendogli augurato buon lavoro. Poiché il lavoro di Lavrov si è, ormai, ridotto a giustificare all’estero le follie criminali del suo capo e munifico compare, in pratica il conduttore gli ha augurato ottime cose nel continuare a massacrare civili, a violentare donne, a sparare sugli ospedali, a utilizzare armi proibite, a fare esecuzioni sommarie

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Da quando è iniziata la guerra in Ucraina abbiamo avuto la sgradevole sensazione che le reti Mediaset abbiano assunto una posizione di “dissenso comprensivo” nei confronti dell’amico fraterno di Silvio Berlusconi, Putin. Non si può spiegare diversamente la cosiddetta intervista, in realtà un pessimo monologo, del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov che Rete4 ha mandato in onda il ieri nel corso del programma Zona bianca, condotto dal giornalista Giuseppe Brindisi. Sicché, agevolato dal fatto che non vi fosse un reale ed efficace contraddittorio, il monologo di Lavrov è stato, classificato indecente anche da Draghi in conferenza stampa, specialmente quando ha paragonato Zelensky a Hitler, riducendo la shoah a una questioncella tra ebrei: «I peggiori antisemiti sono ebrei, anche Hitler aveva origini ebraiche».

Se l’intervista a Lavrov è stata indecente per contenuti e modalità, il commiato del conduttore dal complice di Putin lo è stato, se possibile, ancor di più: «Grazie ministro per essere stato con noi. Buon lavoro». E sì, perché, stante che il lavoro di Lavrov si è, ormai, ridotto a condividere le follie criminali del suo capo e munifico compare, Giuseppe Brindisi, in pratica, gli ha augurato ottime cose nel continuare a massacrare civili, a violentare donne, a sparare sugli ospedali, a utilizzare armi proibite, a fare esecuzioni sommarie… se a Rete4 può succedere anche questo meno male che l’editore di Brindisi non è diventato presidente della Repubblica! Ma, se abbiamo capito che gli eventi ucraini in Italia si rappresentano anche nello specchio deformato degli interessi personali, amicali e ideologici non si capisce che cosa stia succedendo realmente in Russia

Nessuno più di noi è convinto che quando non ci sarà più Putin, questo in cui viviamo sarà un mondo migliore. Tuttavia, ci fanno venire l’orticaria coloro che, a partire dallo scorso 24 febbraio, incapaci di assumere delle posizioni nette contro l’uomo che ha scatenato la guerra in Ucraina, gli hanno attribuito ogni tipo di malattia – dall’Alzheimer alla sifilide – con la segreta speranza che una di queste lo mandi quanto prima tra le braccia di Belzebù che di certo lo sta aspettando a braccia aperte.

Ebbene, pur non avendo una particolare inclinazione per le diagnosi e le cartelle cliniche dei leader scomodi, dobbiamo dire che alcune foto di Putin, a detta di specialisti, avvalorerebbero la tesi degli speranzosi di una sua uscita di scena non appena avrà cessato di essere utile all’intelligencija degli oligarchi che si è andata costituendo in Russia negli ultimi trent’anni. Non sarebbe meglio, allora, che lasciasse di sua sponte il Cremlino? A riguardo, bisogna sapere che in Russia – fin dai tempi dell’Unione Sovietica – esiste la storica tradizione di tenere in piedi (oserei dire anche imbalsamati) i leader scomodi, malati, o addirittura moribondi, per dar tempo agli uomini dei vertici di scannarsi tra di loro perché sanno che soltanto uno di essi raggiungerà la piramide del potere in una dittatura di fatto. Beninteso che, come in Vaticano nella scelta dei papi, a Mosca spesso vengono eletti personaggi di transizione per lasciare il posto in caldo a colui che, senza uscire allo scoperto, sa che ha bisogno di un po’ di tempo in più per la sua scalata al potere.

Jurij Andropov, per esempio, sostituì quale segretario generale del Partito comunista dell’Unione sovietica il defunto Bréžnev pur essendo già malato allo stadio terminale a causa di una malattia nefrologica, tant’è che riuscì a esercitare il potere reale per soli quattro mesi nei due anni in cui fu nominalmente segretario generale: il resto lo trascorse in un letto d’ospedale all’insaputa del popolo russo e dei Paesi occidentali.

Andropov fu, a sua volta, sostituito da Konstantin Černenko che stava anche peggio di lui in salute, perché praticamente moribondo, tant’è che il Comitato centrale del Partito Comunista fece predisporre un fac-simile della sua firma da apporre sui documenti ufficiali. Per non far trapelare la notizia delle sue malmesse condizioni di salute mentre era in atto la lotta sotterranea per il potere, in occasione delle elezioni del Soviet Supremo del 1985, venne allestito un finto seggio elettorale nella stanza dove Černenko stava morendo. E crediamo che con Putin neppure il sistema post-sovietico derogherà da questa tradizione se egli è veramente malato.

Ma se la malattia del nuovo zar (quale che sia) è reale, viene da domandarsi chi, in questo momento, sta “governando” la guerra in Ucraina e la stessa Federazione russa: la cleptocrazia che lo ha sorretto fino a oggi, oppure i vertici militari? La risposta parrebbe scontata dal momento che nella Russia di Putin i generali sono l’altra parte dell’accolita di ladroni che sta rinnovando i peggiori fasti dei boiardi del x secolo, grazie alle royalty e tangenti provenienti dalla commercializzazione del gas che – ormai è chiaro a tutti – appartiene a loro e non al popolo russo.

Viene parimenti da domandarsi perché, se i generali russi sono così potenti – stando a quanto trapelato in Occidente – Putin ne avrebbe epurato già una decina? Lungi da noi l’intenzione di fare i dietrologi se azzardiamo che le epurazioni potrebbero anche essere la conseguenza di una faida interna tra esercito, marina e aviazione in aggiunta al fatto che – un’altra delle cose che il sociopatico del Cremlino non aveva previsto – i militari non sono più interessati agli scatti di grado e di carriera, ma unicamente alla possibilità di affondare anch’essi le mani nel mare di miliardi provenienti dal gas. In ogni caso ci preoccupa lo stato dei rapporti tra i Generali e Putin perché se è lui a decidere la tattica e la strategia (come d’altronde faceva Hitler pur avendo i migliori Generali del mondo) il fatto è grave; se invece sono i militari ad imporgli certe scelte allora il fatto è gravissimo. Non parliamo, poi, dei cosiddetti oligarchi i quali, con il sequestro dei loro beni all’estero (soltanto in Italia un miliardo e mezzo di euro) tramutati in fondi da destinarsi all’Ucraina, saranno i veri sconfitti di questa guerra insensata, quale che sarà il suo esito. Figuriamoci, perciò, con quanto entusiasmo essi, con l’aiuto di alcuni alti gradi militari, si toglierebbero Putin dagli zebedei!

Abbiamo visto male? Abbiamo visto giusto? Aspettiamo il discorso di Putin che solitamente apre la parata militare del nove maggio sulla piazza Rossa e lo capiremo.

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