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Nicola Tragni, l’𝑨𝒓𝒎𝒂 in più per Milano

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Secondo il candidato di Fratelli d’Italia per il Municipio Cinque di Milano, l’incremento del corpo dei Vigili Urbani milanesi è uno di quei provvedimenti che andavano adottati da anni e bene ha fatto il candidato sindaco del Centrodestra a metterlo nell’agenda di governo della città.  Peraltro, secondo Tragni, il Vigile di Quartiere che già assolve innumerevoli compiti, non è deputato ad occuparsi tanto di ordine pubblico quanto del degrado urbano e del presidio del territorio

– Enzo Ciaraffa –

Sul nostro blog, com’è ormai tradizione in tempo di elezioni, siamo soliti concedere spazio gratuito ai candidati di qualsiasi forza politica, ciò perché riteniamo che far conoscere il programma di un candidato ai suoi potenziali elettori sia rendere un pubblico servizio. Devo confessare, però, che fino ad oggi, non avevamo mai ospitato un ex Luogotenente dei Carabinieri come Nicola Tragni che si è candidato quale consigliere per Fratelli d’Italia al Comune di Milano, nel Municipio Cinque. Manca, ormai, meno di un mese alle elezioni comunali e, complice prima la pandemia, poi le ferie e infine dei gravi avvenimenti internazionali, delle prossime elezioni locali si è parlato poco e dei programmi quasi niente. Allora tanto vale guadagnare un po’ del tempo perduto per andare a conoscere meglio l’ospite di oggi e il suo programma La prima domanda: da quello che si legge nel suo curriculum, signor Nicola Tragni, lei ha la Destra nel cuore fin da ragazzo. Ebbene, come ha conciliato poi la militanza politica con l’appartenenza all’Arma dei Carabinieri – la Fedelissima! – super partes per tradizione storica?

Si, assolutamente vero. Fin da ragazzo ho avuto la Destra nel cuore. Questo, però, non ha minimamente condizionato il mio agire che, durante il servizio, si è sempre contraddistinto per indipendenza nelle decisioni, neutralità e disinteresse, a garanzia della legge e dei regolamenti. E, se mi permette, il lusinghevole proseguimento della mia carriera nell’Arma dei Carabinieri lo attesta.

Tutto sommato, lei è un sardo trapiantato in Lombardia e, pertanto, viene quasi spontanea una domanda: perché si è messo al servizio di Milano e dei milanesi, con i tempi che corrono chi glielo ha fatto fare?

Semplice: ho un debito di riconoscenza verso la città di Milano e vorrei assolverlo impegnandomi, a nome dei milanesi, nella ricerca del grande sconosciuto dei nostri tempi: il bene comune.

Lei si presenta ai milanesi della sua circoscrizione con uno slogan che è tutto un programma: “Il tuo voto a chi ha servito lo Stato con disciplina e onore per quarant’anni – Un’Arma in più per il Municipio Cinque”. Messaggio ammiccante ed efficace ma, in concreto, che cosa vuol dire?

Vuol dire che questi stessi sentimenti vorrei metterli a disposizione della comunità milanese del Municipio Cinque. D’altronde è storico e un poco mi lusinga anche: il mio partito non è solito candidare degli scappati di casa scelti con qualche migliaio di clic su di una fantomatica piattaforma.

Se non ricordo male, il Municipio Cinque comprende dei quartieri diversi per estrazione sociale e culturale, come, per citarne soltanto alcuni, Porta Ticinese, Chiaravalle, Vigentino, Porta Lodovica e del Gratosoglio. Ebbene, quale tipo di raccordo propone Nicola Tragni per il governo dei “pezzi” di una città già di suo composita e ben proiettata nel futuro? A riguardo mi pare di aver capito che lei è per il ripristino del poliziotto di quartiere o sbaglio?

Il Municipio Cinque concentra nel suo territorio quartieri molto differenti tra di loro per ragioni culturali e per estrazione sociale. La nuova Amministrazione Comunale che uscirà dalle prossime elezioni dovrà, perciò, promuovere e incrementare, nell’ambito dei rispettivi Municipi, azioni concrete mirate ad iniziative di solidarietà, con maggiori investimenti a favore di enti pubblici e privati al fine di alleviare le sofferenze di natura alimentare ad esempio. Auspico, parimenti, un forte impulso dei servizi di vigilanza, prevenzione, accertamento e di repressione degli illeciti amministrativi da parte del Corpo della Polizia Locale mediante una quotidiana e tangibile presenza sul territorio del Vigile di Quartiere. Per quanto, invece, riguarda il ripristino del Poliziotto o Carabiniere di Quartiere, questa è materia del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica – Cposp, organismo ausiliario di consulenza del Prefetto con il quale dovrà interagire la prossima Amministrazione. Ed io, se i milanesi del Municipio Cinque mi daranno la loro fiducia, sarò lì a ricordarlo ogni giorno.

Fu Monti, se non ricordo male che nel 2011, nell’ambito della sua famigerata spending review, tagliò la copertura per il poliziotto di quartiere. Come sostenibilità economica del servizio che cosa è cambiato in questi dieci anni?

In questi ultimi dieci anni, ho costatato altalenanti orientamenti a livello centrale e provinciale, non credo però che sia un problema di coperture finanziarie ma, semmai, di scelta politica. Per quanto riguarda l’Arma dei Carabinieri, il servizio era disimpegnato in origine da una sola unità poi da due, con piena autonomia e di collegamento con la Centrale Operativa. Annoto che, per costatazione diretta, la cittadinanza perbene apprezzava questo servizio… quella meno perbene lo apprezzava un po’ meno. È innegabile che il servizio di “Carabiniere di Quartiere” garantirebbe, sul terreno, la rassicurante presenza di appartenenti alle Forze dell’Ordine con il compito di interloquire con il cittadino, per conoscerne le diverse esigenze, raccoglierne le istanze e difenderne i diritti, in concreto e con rapidità.

Peraltro, con gli oltre 251.000 stranieri che vivono a Milano (Fonte: “Tuttitalia.it” del 2019) e non tutti bene inseriti nel tessuto cittadino e nel circuito della legalità, non è un caso che il candidato sindaco del Centrodestra, Luca Bernardo, abbia voluto includere nel suo programma elettorale l’assunzione di 600 nuovi Vigili Urbani.

L’implementazione del corpo dei Vigili Urbani milanesi era uno di quei provvedimenti che andavano adottati da anni e, pertanto, bene ha fatto il candidato sindaco a metterlo nell’agenda di governo della città. Peraltro, il Vigile di Quartiere che, come sopra accennato, assolve ad innumerevoli compiti, non è deputato ad occuparsi tanto di ordine pubblico quanto del degrado urbano e del presidio del territorio.

Nessuno più di lei può avere il polso dei mutamenti che hanno interessato la società italiana, e non soltanto quella milanese, perché nel corso degli ultimi quarant’anni è passato, con eccellenti risultati, dalla Radiomobile al Nucleo Informativo, dal Comando di Stazione al nucleo protezione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Reparto Servizi della Magistratura a fare l’addetto presso una grande Unità dei Carabinieri. Ecco, alla luce di un’esperienza che farebbe l’invidia di un istituto di ricerca demoscopica, il candidato Nicola Tragni, come vede la situazione sociopolitica italiana in generale e quella milanese in particolare?

Aumentando l’immigrazione incontrollata e venendo meno la tranquillità economica, alla preoccupazione per la sicurezza va ad assommarsi quella per il benessere della famiglia, compresa la salute dei suoi membri, mettendo così a rischio la coesione sociale tra i cittadini. Solo un’intelligente, pragmatica e concreta azione politica e amministrativa a tutti i livelli potrà restituire a Milano e al nostro Paese un futuro migliore dopo la pandemia. Quindi, giusto per uscircene con una proposta concreta, bisogna mettere mano alla cassa con provvidenze e sostegni alle famiglie in difficoltà e regolamentare l’immigrazione con tolleranza zero verso gli atti illegali, quali che siano i trasgressori.

A chiusura dell’intervista, Nicola Tragni, se la sente di fare una proposta politicamente scorretta per Milano?

Gliela servo su di un piatto d’argento: riduzione di almeno il 50% delle attuali piste ciclabili! Ma vado avanti con il censimento degli alloggi di proprietà comunale/pubblica vuoti, per la loro successiva assegnazione, in primo luogo, a nuclei familiari italiani in difficoltà, compresi quelli che per reddito non possono accedere ai mutui per l’acquisto della prima casa, nonché l’incremento dei contratti di locazione a canone concordato. E, giusto per finire col politicamente scorretto, maggiori controlli della Polizia Annonaria sulla correttezza delle attività commerciali gestite da cittadini extracomunitari: e non perché sono extracomunitari, ma per eliminare la concorrenza sleale con i commercianti italiani che pagano tutte le tasse. È abbastanza politicamente scorretto l’insieme delle mie proposte?

Di certo è concreto e franco.

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