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Non vi lasceremo gambizzare Montanelli per la seconda volta

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La vera ragione dello sturbo per i detrattori del grande giornalista toscano non è la relazione similconiugale che questi ebbe in Africa, il problema è che fu capace di rompere il devastante monopolio culturale della Sinistra. Ancora oggi, a distanza di diciannove anni dalla morte, la sua memoria resta una sfida ai maître à penser e ai pennaruli di sinistra i quali, ogni volta che si confrontano col ricordo di questo scomodo gigante della penna, ne escono sminuiti e frustrati
– Silvio Cortina Bascetto –

Come da sua stessa rivendicazione, il collettivo  studentesco milanese  ha imbrattato con vernice rossa  la statua di Indro Montanelli nei giardini a lui intitolati in via Palestro, mentre il giorno prima il gruppo “Le sentinelle” e l’ARCI avevano chiesto al sindaco Giuseppe Sala di rimuovere quella statua. L’accusa mossa al grande giornalista è che mentre era in Etiopia come giovane Ufficiale italiano nel 1935, prese in moglie, comprandola dalla famiglia, un’adolescente di 12-14 anni, ciò secondo la tradizione del madamato allora vigente in Africa, rendendosi così colpevole, secondo costoro, di violenza  e/o di pedofilia.

Chi lancia tali accuse è in aperta malafede oppure è semplicemente un po’ ignorantello in fatto di storia e tradizioni dei popoli. Intanto smontiamo subito l’accusa di stupro: Montanelli sposò la ragazza, quindi non ci fu alcuno stupro a meno che per stupro non si intenda ciò che fanno ogni coppia di marito e moglie.  Peraltro, in Sudan dove mi trovavo per servizio nel 2003 per conto del governo italiano, fui informato che il madamato esisteva ancora ed era previsto dalla religione musulmana come un matrimonio a tempo. Tale legittima unione, o mut’ah, avviene tutt’oggi “comprando” la sposa, cioè indennizzando la famiglia della sua perdita come forza lavoro. Il mut’ah fu istituito per salvaguardare l’onore della donna, la quale al termine del periodo di matrimonio temporaneo risulta come fosse ancora nubile e non disonorata, come sarebbe, invece, se fosse stata ripudiata dal marito o se avesse avuta una relazione extraconiugale per la quale è prevista la lapidazione.

Quindi il Sottotenente Montanelli Indro non comprò la signorina in questione come fosse una schiava, così come vogliono far intendere i suoi detrattori, ma semplicemente si attenne a un istituto locale e contrasse matrimonio secondo quella tradizione. Sicché il giornalista e la signorina etiope divennero marito e moglie – e legittimamente! –  a tutti gli effetti.

Qualcuno osserverà che la giovane sposata da Montanelli aveva soltanto 12 – 14 anni, ma anche una tale osservazione non deporrebbe a favore dell’obbiettività dei censori, perché nell’Africa subsahariana le ragazze diventano da maritare non appena hanno avuto il menarca …  ancora oggi, è così, figuriamoci negli anni Trenta. Quindi non c’è da stupirsi se esse si sposavano presto: il profeta Maometto sposò addirittura una bambina di sette anni attendendo, però, il fatidico momento per poter consumare il matrimonio.

Mai stanchi di puntare il dito contro qualcuno, i soliti noti obiettano che Montanelli era europeo e, pertanto, non doveva fare certe cose perché se lo avesse fatto con un’adolescente italiana sarebbe andato a finire in galera. Ma anche qui siamo di fronte alla malafede. A parte il fatto che all’epoca del mut’ah di Montanelli il nostro codice civile prevedeva nelle colonie l’istituto del madamato, anche in Italia ci si può sposare oggi con una quattordicenne purché ciò avvenga con il consenso dei genitori.

D’altronde, se state in Svezia e date uno schiaffo a vostro figlio vi sbattono in galera, mentre in Italia no, il che non vuol dire che noi italiani siamo genitori violenti e neanche che gli africani siano dei pedofili. Le ragazze da quelle parti erano, e probabilmente lo sono ancora, educate in funzione del fatto che dovranno sposarsi presto e quindi parlare di choc subito dalla giovanissima moglie del nostro Montanelli non ha senso, o almeno non aveva senso ottantacinque anni fa. D’altronde anche la nostra Giulietta dei Capuleti aveva appena tredici anni quando si concesse a Romeo ma nessuno, almeno fino ad oggi, ha accusato lo sfortunato Romeo di pedofilia. La verità è che ogni Paese e ogni epoca hanno avuto le loro leggi, i loro usi e costumi.

Ma poi, se la ragazza in questione avesse sposato un africano invece di Montanelli andava bene? Ma questo è razzismo! Montanelli si adeguò semplicemente ai costumi locali, pagò la dote per sua moglie, ne ebbe i favori coniugali e al termine del periodo stabilito la riportò alla famiglia originaria che lo ringraziò.

In anni successivi il giornalista toscano ritornò in Africa e  conobbe anche l’uomo che aveva sposato la sua ex signora che nel frattempo aveva avuto tre figli dei quali uno lo aveva chiamato Indro. Il che, evidentemente, sta a significare che Montanelli l’aveva trattata con riguardo e con tutta la delicatezza di un marito altrimenti il suo ricordo non sarebbe stato perpetuato dalla sua ex signora nel figlio di un altro. Perciò gli antirazzisti e le femministe a senso unico, che vedono rosso solo se si parla di neri (e mai quando si parla di cinesi brutalizzati dal regime comunista) si documentino e imparino a relativizzare i loro giudizi.

Ma la vera ragione di tanto sturbo per costoro – vogliamo dirlo? – non è la relazione similconiugale che Montanelli ebbe in Africa, il problema è che il giornalista di Fucecchio ebbe il coraggio e la capacità di rompere il devastante monopolio culturale della Sinistra e, ancora oggi, a distanza di diciannove anni dalla morte, la sua memoria resta una sfida ai maître à penser e ai pennaruli di sinistra i quali, ogni volta che si confrontano  col ricordo questo scomodo gigante della penna, ne escono sminuiti e frustrati. Non per niente sono i compagni di merenda ideologica di quelli che oggi chiedono la rimozione della sua statua e di quelli che lo gambizzarono nel 1977.

Giù le mani da Indro, nani!

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