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Onde d’urto e sessualità impedita

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Le onde d’urto focalizzate a bassa intensità vengono direzionate sull’area interessata, senza coinvolgere i tessuti sani viciniori, dove si ritiene che esse provochino l’apertura delle membrane cellulari e la relativa fuoriuscita di quei fattori detti angiogenetici, cioè capaci di indurre la creazione di nuovi vasi sanguigni, migliorando così il flusso del sangue nei corpi cavernosi del pene la cui deficienza è la causa prima della maggior parte dei casi trattati
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Dottor Gaeta, dopo sei mesi dal servizio sulla terapia Eswt Storz a base di onde d’urto applicate su pazienti affetti da disfunzione erettile, siamo di nuovo qui, nel suo studio presso il Magenta Medical Center di Milano. Avrà capito, immaginiamo, che stavolta siamo venuti per approfondire il tema della terapia innovativa per curare un disturbo che – abbiamo incrociato i diversi dati statistici – si esprime in percentuali severe se non preoccupanti e che, in qualche misura, contribuisce al calo della natalità registrato negli ultimi anni in Italia.

Infatti, secondo la Società Italiana di Andrologia, la disfunzione erettile affligge circa tre milioni di maschi e può ben considerarsi il primo disturbo sessuale per importanza e per impatto sulla psiche e sull’autostima.

Da fonti cliniche private, ma altrettanto qualificate, abbiamo appreso che nel nostro Paese potrebbero essere addirittura cinque milioni i soggetti afflitti da tale disfunzione o da problemi ad essa riconducibili. Ebbene, se consideriamo che secondo l’Istat i maschi adulti sono circa il 30% della popolazione, questo significa che il 17% dell’universo maschile italico in età riproduttiva soffre di questo disturbo.

Il dato del 13% dei maschi italiani affetti da disfunzione erettile che vi ho dato l’altra volta è riferito ai numeri diffusi da fonti ufficiali come la Società Italiana di Andrologia che è, appunto, di tre milioni. Tuttavia anche io inclino a ritenere che i numeri reali potrebbero essere più alti, stante che una parte di questa disfunzione resta “sommerso” per la ritrosia da parte di coloro che ne sono affetti a rivolgersi ad uno specialista.

A giugno scorso ci spiegò che fino a poco tempo fa gli unici rimedi per curare la disfunzione erettile erano di tipo protesico/chirurgico o farmacologico, con una classe di medicinali che comprende il Sildenafil, il Tadalafil, il Verdenafil e l’Avanafil, una terapia questa che – ci spiegò – ha una durata breve e non è priva di effetti collaterali. Mentre parve di capire che le onde d’urto siano in grado di risolvere il problema della disfunzione nel 70% dei casi trattati.

Ricordate bene. Anche se, giunti a questo punto, dovrò spiegare ai visitatori de “Il Rullo” i principali cardini di questa nuova terapia che, sia chiaro, non è miracolosa ma soltanto statisticamente molto efficace.

La preghiamo, però, di farlo con concetti semplici…

Ma certo, adopererò concetti intellegibili e sarò anche piuttosto breve perché, vede, la medicina è una scienza semplice, checché se ne dica.

Le onde d’urto che sono entrate nella terapia per curare le disfunzioni peniene circa sei anni fa, sono onde acustiche in grado di trasferire energia su di un organo od un tessuto del corpo umano che si è alterato, in modo da innescare/provocare dei cambiamenti biologici proprio di quel tessuto o di quell’organo.

In che modo questo avviene.

Avviene grosso modo così. Le onde d’urto generate dall’apparecchio Storz Duolith SD1 che state fotografando, onde d’urto focalizzate a bassa intensità, vengono direzionate sull’area interessata. Ciò avviene senza il coinvolgimento dei tessuti sani viciniori, dove si ritiene che esse provochino l’apertura delle membrane cellulari e la relativa fuoriuscita di quei fattori detti angiogenetici. Questi fattori sono capaci di indurre la creazione di nuovi vasi sanguigni, migliorando, così, il flusso del sangue nei corpi cavernosi del pene, la cui deficienza è la causa prima della maggior parte delle affezioni trattate.

Quali sono le disfunzioni più frequenti tra quelle trattabili con le onde d’urto.

Sono principalmente tre: la disfunzione erettile, la malattia detta di La Peyronie (o Induratio penis plastica – Ipp) e il dolore pelvico cronico.

Per essere più chiaro?

La prima è l’incapacità di raggiungere e/o mantenere un’erezione sufficiente a consentire il rapporto sessuale a causa, il più delle volte, di un’insufficiente vascolarizzazione. La seconda disfunzione, la malattia di La Peyronie, è invece un disturbo connesso soprattutto all’età e si manifesta con un’anomala curvatura del pene, a causa dell’alterazione del tessuto connettivo con formazione di una o più placche, che possono rendere difficile o doloroso il rapporto sessuale. La terza e ultima disfunzione, il dolore pelvico cronico, è causata da diversi fattori che variano da maschi a femmine.

Sembrerebbe l’uovo di Colombo tanto è semplice.

In realtà, non è tanto la semplicità del procedimento terapeutico che deve meravigliarci, quanto il ristretto segmento temporale in cui esso si è affermato.

Perché.

Per curare le disfunzioni erettili nel 1972, cioè ieri, si procedeva con l’installazione chirurgica di una protesi peniena; quattordici anni dopo, nel 1986, si ricorreva alla terapia delle iniezioni in loco di farmaci vasoattivi; undici anni dopo, nel 1997, si preferiva la terapia di farmaci orali tipo Viagra. Ebbene, nel 2012, come dire ad appena quarant’anni di distanza dal 1972, sono arrivate le onde d’urto a bassa intensità a risolvere il non secondario problema dell’insufficienza erettile, in modo incruento e sicuro per lo stato di salute generale di chi ne è affetto.

Sta affermando che le onde d‘urto a bassa intensità hanno aperto nuove frontiere alla sessualità maschile?

Io, in verità, non la metterei così anche perché ogni fascia d’età ha i suoi insuperabili limiti fisio/psicologici ma, piuttosto, mi porrei un interrogativo: perché rinunciare alla propria sessualità se oggi le onde d’urto sono in grado di ripristinare l’efficienza erettile, in molti casi in cui questa risulta compromessa o deficitaria? L’altro vantaggio di questa terapia è il fatto che i farmaci utilizzati finora, gli inibitori delle cinque fosfodiesterasi – Viagra e similari, per capirci – agiscono solo come sintomatici, ossia l’effetto si ha con l’assunzione del farmaco e dura il tempo di azione dello stesso, che varia in base al farmaco assunto. Le onde d’urto, invece, risultano essere curative, poiché l’effetto raggiunto in quel 70% di soggetti che risponde bene e riacquista un’erezione valida dopo il ciclo di sei sedute di trattamento, si mantiene stabile per almeno due anni, in base agli studi di follow-up dei pazienti. Con un vantaggio non trascurabile: coloro i quali soffrono di questa disfunzione non dovranno più andare, come ladri, in farmacia per spendere soldi in farmaci costosi che, tra l’altro, non risolvono in maniera definitiva il loro problema.

Ebbene dottor Gaeta, fatte salve le cause psicologiche o legate a gravi malattie organiche, possiamo dire che per i sessualmente impediti dal deficit erettile quello che sta arrivando sarà un anno realmente nuovo grazie alle onde d’urto?

Ritengo senz’altro di sì per il 70% dei pazienti purché i loro obiettivi funzionali tendano unicamente al raggiungimento della normalità in campo sessuale.

Cogliamo il sottofondo etico di questa affermazione, ed è con tale percezione che vogliamo accomiatarci augurando a lei ed ai suoi collaboratori buon anno.

Grazie, buon anno a voi e ai visitatori del sito.

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