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Partiamo dal fatto che le democrazie devono tutelare l’onestà e non le ruberie

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Partiamo dal fatto che le democrazie devono tutelare l’onestà e non le ruberie

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Parlare di attacco alla democrazia perché la cassazione ribadisce l’applicazione di una sentenza ci pare proprio una sciocchezza poiché il perseguimento dei reati è il principio-cardine di ogni rispettabile democrazia

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Per deliberata scelta siamo il blog meno indicato per praticare la dietrologia spacciandola per analisi e, purtuttavia, in questi giorni cogliamo “strani” movimenti intorno al governo, in particolare intorno alla Lega.

Ha esordito la Cassazione ordinando, in pratica, lo svuotamento delle casse della Lega poiché ha richiesto il ritorno all’erario dei 49 milioni di finanziamento pubblico che Bossi avrebbe distratto e per il quale è stato condannato in prima istanza. Piccola domanda ai magistrati: «Scusate perché i soldi non li chiedete indietro al diretto interessato, a Bossi, invece di strozzare un partito?».

All’inevitabile pronunciamento della Cassazione ha replicato (poco furbamente) Matteo Salvini parlando di attacco alla democrazia e affermando di voler ricorrere al presidente Mattarella il quale, anche se, per ipotesi potesse farlo, si guarderebbe bene dal dare una mano al “trucissimo” capo leghista che, peraltro, appena ieri ha definito irresponsabile dall’Estonia pur senza nominarlo.

Parlare di «…attacco alla democrazia» ci pare proprio una grande fesseria perché il perseguimento dei reati va esattamente nella direzione opposta. Che poi, al cospetto del medesimo reato, siano stati usati due pesi e due misure è un altro discorso.

Fossimo in Salvini, dunque, approfitteremmo della circostanza per dimostrare all’Italia ed all’Europa di essere un capo politico affidabile e, pertanto, lasceremmo perdere inutili e sgangherate battaglie e ci dedicheremmo a capire il perché di certe sospette “sincronie”.

«Si, vabbé, senza soldi non si cantano messe, figuriamoci far vivere un partito che sta sulle scatole della nomenklatura» potrebbe obiettare qualcuno. A maggior ragione, invece di dedicarsi ad operazioni inutili mentre sta per essere strozzato finanziariamente, Salvini batta tutti sul tempo ed inviti gli italiani a versare delle offerte nella casse del partito. Oppure chieda una dilazione al Tribunale ma non commetta l’errore di mettersi in rotta di collisione con la Magistratura che, per una volta, ha anche ragione.

Se Salvini dovesse decidere di fare appello ai tanti italiani che lo hanno votato, sarebbero in molti in questo preciso momento storico ad aderire ad una richiesta di sostegno finanziario. E non soltanto i leghisti… Anche perché solo così egli potrebbe continuare a tenersi stivali, speroni e stare alla larga da Berlusconi e dai suoi soldi, senza dover scendere dal cavallo sul quale lo hanno ormai assiso molti italiani.

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