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Per neutralizzare la mala politica ci restano soltanto i “talismani”

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Quando nel 1998 divenne presidente del consiglio, Massimo D’Alema manifestò il proponimento di voler fare dell’Italia un Paese normale. Ma da quel momento di normale nella nostra penisola è rimasto soltanto il verso dei fiumi, nel senso che per adesso continuano a scorrere in direzione del mare. Riferendosi, poi, alle aleggianti rivelazioni su di alcuni comportamenti sessuali dell’incorreggibile Berlusconi, andò in televisione ad annunciare un «imminente scossa», in arrivo probabilmente dalla magistratura. Ebbene, pochi giorni dopo quella rivelazione uno scossone di 4,5 gradi della scala Richter fece tremare di nuovo l’Abruzzo e il Lazio
– Enzo Ciaraffa –

Stando alle notizie che in queste ore stanno circolando su di alcuni quotidiani, pare che l’anno scorso, Massimo D’Alema, senza averne titolo o incarico pubblico, abbia offerto i propri buoni uffici per l’acquisto dalla Cina di quei ventilatori da impiegarsi nelle terapie intensive dei nostri ospedali nel momento più cupo della pandemia e così, tra le altre cose, abbiamo appreso che quei ventilatori erano privi degli indispensabili requisiti di sicurezza. Brutto inciampo per baffino, per il quale neppure il 2021 è iniziato sotto i migliori auspici perché, dopo che hanno mandato a casa il governo Conte di cui era estimatore e il super commissario Arcuri da lui sponsorizzato, è stato colpito pure dal Covid-19, per fortuna in modo asintomatico.

Detto questo, vengo al punto.

Sebbene con molta fatica, nel corso della mia vita sono rimasto sempre neutrale sull’esistenza, o meno, della sfiga e degli sfigati, al massimo ho avuto nei suoi confronti l’atteggiamento mentale di Peppino De Filippo nel film “Non è vero ma ci credo”. Anche se, negli anni, certe persone hanno messo davvero a dura prova tale, prudente neutralità: una di esse è appunto D’Alema, noto anche per non averne mai imbroccata una nel corso della sua lunga carriera politica. L’ultimo suo vaticinio risale allo scorso 6 gennaio, a proposito dei palesi intenti di Renzi di voler mandare a casa Giuseppe Conte e il suo governo: «L’uomo più impopolare vuole mandare via il più popolare. Ma alla fine la crisi non ci sarà». Ebbene, quando lessi questo giudizio mi convinsi che il cosiddetto avvocato del popolo aveva, ormai, i giorni contati. Infatti, pochi giorni dopo quella dichiarazione, la crisi invece ci fu e Giuseppi fu mandato a casa in quarantott’ore!

Ebbene, è da parecchio tempo che, non appena pronunzio il nome di Massimo D’Alema, i miei interlocutori maschi addentro alle vicende italiane infilano rapidamente una mano in tasca, per toccare – sospetto – i loro “talismani”, in verità con maldestra discrezione. Si dice in giro, infatti, che il Massimo nazionale porti grande sfiga. Siccome, però, con quel baffino da coiffeur pour dames anni Sessanta D’Alema mi sta, in fondo, simpatico, vorrei consigliargli di esternare in modo meno ispirato proponimenti e previsioni, se non altro per evitare che, invece di mettere il segno sulla scheda elettorale, incomincino a infilare le mani in tasca anche i suoi elettori, che già sono pochi, visto che alle ultime politiche non è riuscito neppure ad essere eletto.

Ma, poi, per quali fondate ragioni si pensa che D’Alema porti sfiga? Oddio, a voler essere superstiziosi (ma io, ripeto, non lo sono…), qualche ragione ci sarebbe pure.

State a sentire.

Nel 1997 il nostro uomo fu eletto presidente di quella Commissione Bicamerale, che avrebbe dovuto mettere mano al rinnovamento della Costituzione, ma andò in vacca tant’è che, a distanza di quasi un quarto di secolo, per fare una legge elettorale passabilmente in linea con la Costituzione è dovuta intervenire la Consulta.

Il professor Romano Prodi, dopo essere arrivato alla carica di presidente del consiglio con il suo decisivo apporto nel 1998, tre anni dopo fece un ruzzolone che ancora gli dolgono le ossa: qualcuno malignò che, stante l’appoggio di D’Alema, quel ruzzolone era scritto tra le stelle. Quando, poi, fu lui a occupare il posto del professore di Bologna, manifestò il proponimento di voler fare dell’Italia un Paese normale, ma da quel momento di normale nella nostra penisola è rimasto soltanto il verso dei fiumi, nel senso che – per adesso – continuano a scorrere in direzione del mare. Riferendosi, poi, alle aleggianti rivelazioni sui disinvolti comportamenti sessuali di Silvio Berlusconi, D’Alema andò in televisione ad annunciare una «imminente scossa» in arrivo probabilmente dalla magistratura. Ebbene, con sospetta puntualità, pochi giorni dopo quella sibillina rivelazione uno scossone di 4,5 gradi della scala Richter fece tremare di nuovo l’Abruzzo e il Lazio.

Nel 2013, autodefinendosi «… un semplice deputato di Gallipoli» sentenziò che nel PD ci voleva una ventata di aria nuova, perciò, serviva un segretario giovane al partito. Salvo, poi, alle primarie interne puntare su Cuperlo che era il più vecchio tra coloro che si contendevano la segreteria. Ovviamente, forte di cotanto, autorevole appoggio, Cuperlo prese una mazzata strepitosa!

A Matteo Renzi, quando divenne capo del governo nel 2014, l’ex deputato semplice di Gallipoli, immagino con intenti beneauguranti, gli regalò la maglietta dell’allora capitano e bomber della Roma, Francesco Totti, e nel giro di due anni Renzi perse malamente il referendum costituzionale che era sicuro di vincere e la presidenza del consiglio.

Massì, sono state tutte coincidenze, anche se credo che aver fama di jettatore sia il peggiore accidente che possa capitare a un politico che ambisce al consenso di un popolo che odia i gatti neri, che quando incontra un funerale, invece di fare il segno della croce, infila le mani in tasca per toccarsi i zebedei e che ha più fiducia nell’efficacia del corno di corallo che in una manovra finanziaria del governo.

E poi, il ricorso ai “talismani pendenti” non costa niente.

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