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Perché i Grillini e i talebani si annusano

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Come il comunismo, il castrismo e madurismo, una parte dei Grillini ha almeno un obiettivo in comune con i talebani: riportare l’umanità indietro. Come dire a una decrescita tecnologica per i primi, e di etica esistenziale per i secondi. La differenza tra di loro è soltanto di tipo metodologico, nel senso che i Grillini hanno costruito il loro calante consenso con le raffiche di vaffanculo contro un potere inerme e squalificato, mentre i talebani con le raffiche dei Kalashnikov

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È dal 2014 che il grillino Alessandro Di Battista va sostenendo la necessità di dialogare con i tagliagole dell’Isis e/o con i talebani, idem il capo politico – a Beppe Grillo piacendo –  dei Cinque Stelle, l’ineffabile Giuseppe Conte, il quale auspica addirittura un dialogo serrato con i talebani che hanno appena preso il potere in Afghanistan. Ovviamente né Di Battista, né Conte si sono posti il problema di come si possa dialogare con quelle tribù (perché di queste si tratta) sanguinarie ed oscurantiste i cui appartenenti, mentre scriviamo, stanno andando casa per casa per uccidere i loro avversari, i quali il più delle volte sono colpevoli soltanto di avere praticato uno stile di vita un pochino più moderno della loro sharia. Questo quando non si attrezzano per fare le cose platealmente, uccidendo i loro presunti nemici per poi appenderli agli elicotteri e portare i loro corpi penzoloni sulle città da terrorizzare. Sono elicotteri abbandonati dagli americani nella loro precipitosa fuga: la barbarie che utilizza in modo altrettanto barbaro la tecnologia del terzo millennio!

Ma, ritornando da dove siamo partiti, bisogna dire che una corrente di pensiero che propugnava il dialogo con la barbarie aleggiava in Europa sul finire degli anni Trenta, a proposito dei rapporti da tenersi col regime nazista di Adolf Hitler, al quale – per tenerselo buono – Francia, Inghilterra e Italia fecero ciò che sapevano fare meglio e a buon prezzo per loro: i generosi col culo degli altri! Infatti, a Monaco nel 1938 esse sacrificarono addirittura una nazione alle voglie di Hitler, la Cecoslovacchia. Come risultato vi furono circa sei anni di guerra globale, la shoah, le camere a gas, i campi di sterminio, milioni di morti militari e civili, e per la prima volta l’impiego della bomba atomica. Questo a significare che il cedimento ai biechi regimi che si ritengono razzialmente superiori, come quello nazista, o prescelti da Dio, come quello dei talebani, è il presupposto fatale per altri innumerevoli cedimenti. Come dire che in questo modo si apparecchia soltanto il disastro, e cioè il modo più rapido per arrivare a quella guerra che si voleva evitare con inenarrabili compromessi.

Oddio, di veramente nuovo sotto le stelle grilline c’è poco: ricordiamo benissimo come essi ebbero parole elogiative anche per due dittatori del calibro di Fidel Castro a Cuba e Nicolàs Maduro in Venezuela, rappresentando nell’ambito dell’Unione Europea l’unica forza politica antiamericana, pro dittature e, fino a un certo punto, anche antieuropeista.

Qualche analista sostiene che la propensione dei Grillini a voler dialogare con tutte le dittature di Sinistra, con preferenza per la Cina, sia nella loro origine di terzomondisti, pacifisti e antimperialisti, insomma di antiamericani.

Ma crediamo che il problema dell’acritica disponibilità a dialogare con i talebani-Isis non risieda nelle prevenzioni ideologiche dei seguaci di Grillo ma nel loro comune Dna. Ciò perché, come il comunismo, il castrismo e madurismo, una parte dei Grillini ha almeno un obiettivo in comune con i talebani: riportare indietro la storia dell’umanità. Parliamo della decrescita tecnologica auspicata dai Grillini e l’imposizione di un’oscurantista etica esistenziale per i talebani. La differenza tra di loro è soltanto di tipo metodologico, nel senso che i Grillini hanno costruito il loro consenso con raffiche di vaffanculo verso un potere pressoché imbelle e squalificato, mentre i talebani con le raffiche dei Kalashnikov.

Curiosità: l’unico a tacere in questi turbolenti frangenti nazionali e internazionali è il più maoista dei Grillini, ovvero il suo fondatore. Ma è nostra impressione che i suoi insoliti silenzi e lo spazio che sta inopinatamente concedendo nel movimento a Conte (molto amato dall’establishment non dimentichiamolo) siano direttamente proporzionali alla durata del processo del figlio Ciro a Tempio Pausania… Più tempo passa e più dura Conte alla guida del M5S, più dura Conte come condottiero dei Cinque Stelle e più i talebani hanno qualche possibilità di dialogo, se non col governo italiano almeno con la principale forza politica che lo sostiene.

È oltremodo deprimente dover mettere in relazione l’Afghanistan – dov’è in gioco il futuro assetto dell’Asia Centrale – con i Grillini e le sotterranee manovre di potere di casa nostra. Ma è così che vanno le cose in Italia.

(La copertina è di Donato Tesauro)

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