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Più che in Cornovaglia, i risultati per Biden si vedranno a Ginevra

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Il presidente americano Joe Biden sarà anche un vecchio rintronato, come pensa il suo avversario repubblicano Trump, purtuttavia riteniamo che in Cornovaglia egli abbia ben realizzato che, per contrastare la Cina, non potrà fare molto affidamento sugli ondivaghi alleati europei, eccetto la Gran Bretagna. Forse qualche novità in tal senso uscirà dal suo incontro con Putin a Ginevra il prossimo 16 giugno
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Il G20 che si terrà a Roma sotto la presidenza italiana il prossimo 30-31 ottobre, è orientato a dire no alla liberalizzazione dei brevetti sui vaccini come, demagogicamente, proposto dal presidente USA Biden a seguito di una richiesta partita dal Sudafrica e dell’India. Un tale proponimento è giusto? È sbagliato? Non è certamente questa la sede per discuterne anche se e anticipiamo di essere convinti che è sbagliato perché, in ultima analisi, sono i proventi dei brevetti a mandare avanti la ricerca scientifica dalla quale si stanno via via smarcando gli Stati nazionali: senza la possibilità di detenerne il brevetto, le aziende farmaceutiche avrebbero potuto darci un vaccino anti Covid in 180 giorni?

Questo “cappello” per dire che neppure dal G7, che si sta svolgendo in queste ore in Cornovaglia, padroni di casa Boris Jhonson e sua maestà la regina, ci aspettiamo decisioni capaci di cambiare le sorti dell’umanità, ma soltanto la solita fuffa in salsa, stavolta, politically correct come donne, giovani, difesa degli ultimi, diritti umani, diritti civili, diritti sociali e tutela dell’ambiente, eccetera. Perché fuffa? Scusate, ci voleva un G7 per ribadire questioni che, almeno dal 1946, dovrebbero far parte di ogni serio programma di governo di Paesi almeno passabilmente democratici?

In Cornovaglia, probabilmente, si decideranno soltanto due cose: i nuovi rapporti di forza in ambito UE dopo la Brexit e quali misure (non) adottare per arginare lo strapotere economico e militare della Cina. Questo obiettivo, però, vede compatto soltanto il gruppo costituito da USA, Regno Unito e Canada, per il resto le idee sono piuttosto diverse a partire dal nostro premier che, assieme alla Merkel, sarebbe più propenso ad esplorare settori di possibile cooperazione col colosso cinese senza capire che la cooperazione con un regime dittatoriale che tende, fatalmente, anche alla dittatura globale, come quello di Pechino, se non si è militarmente forti, è possibile soltanto in un modo: mettendosi a pecoroni!

E poi dov’è andato a finire il dichiarato filo atlantismo di Mario Draghi? Dal canto suo Angela Merkel, all’esortazione di Biden di creare una task force chiaramente contro la Cina, ne vorrebbe una per regolare gli scambi commerciali con essa. Come dire che alla proposta del presidente americano di digrignare i denti contro il Dragone la Germania intende opporre la richiesta a Pechino di un posto a tavola… quando si tratta di fare affari, a Berlino viene sempre fuori l’anima dei vecchi affaristi di Amburgo e Lubecca.

Sicché temiamo che alla fine del G7 di Cornovaglia rimarrà, ma soltanto come argomento di discussione, il B3W o se preferite il Build Back Better World di Biden, una specie di mini Piano Marshall per ricostruire le infrastrutture di quei Paesi a medio e basso reddito, allo scopo di sottrarli alla tentazione di aderire alla Via della Seta dei cinesi. Bisognerà soltanto stabilire un piccolo dettaglio: chi metterà i soldi stavolta.

Ma per quanto direttamente ci riguarda, il filo atlantismo di Draghi non si è annacquato tanto in Cornovaglia bensì in Italia, dove – mentre lui incontrava Biden – Beppe Grillo veniva ricevuto, e non si capisce a che titolo, dall’ambasciatore cinese: un silente avvertimento per l’inquilino di Palazzo Chigi e la seconda, vistosa, crepa della Santa Alleanza di Biden contro la Cina?

L’attuale inquilino della Casa Bianca sarà anche un rincoglio**** come pensa Trump, ma riteniamo abbia ben realizzato che, per poter contrastare la Cina, non potrà far molto affidamento sugli ondivaghi europei, eccetto la Gran Bretagna, e “quanto” lo avrà capito, lo appureremo dal comunicato ufficiale congiunto che verrà diramato al termine dell’incontro che il prossimo 16 giugno avrà con Vladimiro Putin a Ginevra. I due presidenti – anche se non lo ammetteranno mai pubblicamente – sono ben consci di avere ognuno bisogno dell’altro in funzione anticinese.

Ritornando in Cornovaglia, un’altra caratteristica che non riusciamo a decifrare di questo G7 è il basso profilo tenuto dal premier del Giappone che è pur sempre il Paese più direttamente minacciato dall’espansionismo della Cina. Saranno questi distinguo e silenzi, più o meno parlanti, a far sì che la dichiarazione finale del G7, invece della mazzata come volevano gli USA, darà soltanto un buffetto sulla guancia alla Cina per il mancato rispetto dei diritti umani in generale, degli Uiguri musulmani nello Xinjiang e di Hong Kong in particolare?

Insomma, dalla fuffa siamo partiti e, com’era fatale, alla fuffa siamo ritornati.

Povero sleepy Joe, dopo essersi sterilmente confrontato con tanti “alleati”, non è fantascientifico sostenere, a questo punto, che i risultati più concreti del suo tour in Europa li avrà a Ginevra dove incontrerà il suo “nemico”, l’ineffabile Vladimiro.

(Copertina di Donato Tesauro)

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