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Prostituta-cliente: chi si prostituisce veramente?

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L’ansia di una prestazione che sia in linea con i modelli correnti, il timore di poter deludere le aspettative della propria partner, sono le inconsce ragioni che, il più delle volte, spingono un uomo a frequentare una prostituta, come dire l’appagante contenitore delle sue ansie. Sicché il vero prostituto alla fine risulta essere colui che – in realtà – paga, non per comprare un corpo, ma per vendere le sue ansie, accontentandosi di ricevere in cambio qualche minuto di falso amore, falso come la sua sicurezza
– Enzo Ciaraffa –

Il Consiglio regionale del Veneto ha avviato un progetto di legge mirante a regolamentare la prostituzione con l’istituzione di un albo di iscrizione per le prostitute, tenuto dai Comuni, dove si prevede la possibilità di esercitare la prostituzione, ma senza turbare «…la quiete, la sicurezza, e l’ordine pubblico». Turbare la quiete e l’ordine pubblico… sono questi gli unici aspetti da prendere in esame? Forse, prima di mettere mano ad un progetto del genere, bisognerebbe fissare un punto: stiamo parlando di donne che, per bisogno o per libera scelta, decidono di vendere la propria sessualità e che non devono per questo essere considerate esseri di serie B perché, tra l’altro, quella loro è una scelta individuale personale e inviolabile, garantita dagli articoli 2 e 13 della Costituzione.

Peraltro, i contrari alla legalizzazione della prostituzione non hanno molte frecce nel loro arco per dimostrare che il Consiglio regionale del Veneto sta sbagliando, in quanto ha soltanto preso atto che la Legge del 20 febbraio 1958 numero 75, conosciuta come Legge Merlin, non ha eliminato il fenomeno della prostituzione come si proponeva ma, anzi, ne ha consentito l’ampliamento. Ciò, però, è potuto avvenire – e giova ricordarlo – per delle dinamiche di informatizzazione della domanda-offerta che ha globalizzato il fenomeno, dinamiche che all’epoca della senatrice Lina Merlin non erano né conosciute, né prevedibili.

Verso la fine degli anni Novanta, per poter completare un servizio sulle donne che svolgevano delle particolari attività lavorative per il settimanale napoletano “Il Domani”, mi avventurai ad intervistare una prostituta di mestiere. La giovane donna, superata la diffidenza iniziale e rassicurata dal tesserino dell’Ordine dei Giornalisti, che tra l’altro non sembrava per niente la sboccata ignorante di tanti film italiani, si rivelò una gradevole interlocutrice e un’attenta osservatrice, anche se devo confessare che all’inizio evitavo di guardarla in viso perché non volevo farmi di lei nessun giudizio precostituito: era un fatto fenomenico da descrivere con oggettività. Pur tuttavia, non potevo continuare a parlarle tenendo gli occhi puntati a terra anche perché in tale atteggiamento incominciavo a sentirmi piuttosto ridicolo. E, poi, non era mica una delle Gorgoni mitologiche che pietrificavano chi le guardava negli occhi!

Quando finalmente riuscii a stabilire con Lorena (questo mi aveva detto essere il suo nome) un vero contatto, potei realizzare che, se la donna avesse tolto la parrucca, indossato un abito meno vistoso e struccato il viso, sarebbe stata una delle più belle figure femminili da me incontrate fino ad allora. Ciò che però mi colpì più di ogni altro particolare furono i suoi occhi, erano quelli di una persona buona e, cosa difficile da capirsi subito, palesemente impaurita:«Un agnello – pensai – che si è dovuto travestire da lupo per poter vivere in mezzo ai lupi».

Verso la fine del nostro colloquio, della giovane prostituta mi venne una riflessione che nel corso degli anni a venire mi avrebbe indotto a considerare la prostituzione riprovevole, soprattutto per chi ne fruisce e non per le donne che la esercitano: «I nostri clienti si comportano come i passeggeri del bus, comprano il biglietto, effettuano la corsa e poi scendono». Senza l’ansia di una prestazione, aggiungo io, in linea con i modelli correnti senza il timore di poter deludere le aspettative della partner, senza essersi messi in gioco in nessun modo. Le prostitute per molti clienti sono soltanto delle cose, il contenitore delle loro paure.

Forse la ragazza voleva soltanto dirmi che il vero prostituito alla fine risulta essere colui che in realtà paga, non per comprare un corpo, ma per vendere le sue ansie, accontentandosi di ricevere in cambio qualche minuto di falso amore, falso come la sua sicurezza.

Ebbene, mentre il Consiglio regionale del Veneto discuterà sul ripristino della prostituzione legalizzata, ricordiamo le donne dei falò notturni, quelle donne che per molti non hanno un viso, non hanno una storia, non hanno passioni perché sono soltanto delle gambe tornite, dei deretani prominenti e delle tette prosperose da affittarsi per pochi minuti.

E, anche se sono favorevole al ripristino delle case chiuse sul modello, però, della Svezia e non della Liberia, ritengo che la delicata materia debba normarsi in collaborazione con la Sanità e con le rappresentanti elette della categoria interessata.

Un sindacato delle prostitute?

Certamente sì!

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