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Putin è il nuovo Hitler perché l’Europa è la stessa di Monaco 1938

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Putin Hitler
Probabilmente, fino allo scorso Capodanno, Putin non aveva ancora l’intenzione di fare ciò cha ha fatto in Ucraina, ma quando ha tastato la scarsa determinazione di avversari alla canna del gas, è il caso di dire, e indecisi sul da farsi, ha premuto il piede sull’acceleratore. Questo è avvenuto grazie anche all’aiuto che gli hanno dato gli americani diffondendo quotidianamente i report dei loro servizi segreti sulle intenzioni dei russi, rendendole verosimili e poi accettabili per l’opinione pubblica

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«Se all’inizio del conflitto [ I Guerra Mondiale – n.d.a.] si fossero uccisi con i gas dodici o quindicimila di quei giudei distruttori del popolo, come rimasero uccisi sui campi di battaglia centinaia di migliaia di tedeschi di tutte le classi, non sarebbero morte invano milioni di persone. Ammazzando dodicimila criminali [ebrei – n.d.a.] finché si era in tempo avrebbero guadagnato la vita un milione di preziosi tedeschi».

Ebbene, abbiamo voluto iniziare questo contributo con un passo tratto dal libro di Hitler Mein Kampf del 1925, per smentire fin da subito la versione di coloro i quali – capi di Stato e gente comune – dopo l’ultima guerra avevano giustificato la loro inanità di fronte alle atrocità ordinate da Hitler col fatto che ritenevano impossibile che il dittatore avrebbe veramente fatto le cose orrende che poi fece. E, invece, stando alla bibbia nazista essi sapevano da almeno vent’anni che le avrebbe fatte! Neppure noi europei di oggi saremo credibili per i posteri quando diremo di non aver saputo in anticipo che cosa avesse in mente il “nuovo Hitler” russo per l’Ucraina.

Eppure, oggi come ieri con Hitler, se i leader delle maggiori potenze europee fossero stati più propensi a qualche sacrificio e meno ipocriti nell’anteporre le ragioni dell’egoismo bottegaio a quelle dell’umanità, avrebbero potuto evitare questa dura prova al popolo ucraino.

Certo, contrastare Putin avrebbe comportato il rischio di uno scontro rapido e circoscritto nell’area, invece gli attuali premier europei, come fecero con l’imbianchino austriaco Daladier e Chamberlain nel 1938, hanno preferito credere che l’autocrate russo fosse un interlocutore “normale”, il quale, una volta ottenuta dalla Nato una qualche garanzia di non insediarsi in Ucraina, si sarebbe messo l’animo in pace, non capendo che, in politica e in amore, un cedimento sui principi diviene un fatale presupposto di altri, infiniti cedimenti. Almeno fino a quando non saltano tutti gli equilibri.

La storia purtroppo si ripete ancora – e senza nessun insegnamento – sennò avremmo ricordato che alla Conferenza di Monaco la Francia, l’Italia (che era in malafede) e l’Inghilterra fecero i generosi col sedere degli altri, regalando a Hitler quella parte della Cecoslovacchia, i Sudeti, che egli reclamava, convinti così di salvare la pace. E, invece, esattamente un anno dopo Hitler, assieme alla Russia di Stalin, fece scoppiare la Seconda Guerra Mondiale che dopo quasi settanta milioni di morti tra militari e civili, tra i quali sei milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento nazisti, sarebbe terminata con i tragici funghi atomici di Hiroshima e Nagasaki e una parte dell’Europa in mano ai comunisti. Neanche adesso, che stiamo sacrificando l’Ucraina abbandonandola al suo destino, riusciremo a comprare la pace, al massimo compreremo gas a buon mercato. Ma la nostra fellonia non servirà a niente perché Putin ha già fatto sapere che nella Nato non vuole neppure la Svezia e la Lituania: la prossima volta ci dirà anche chi dovremo votare! Non facciamoci illusione – a meno che non lo facciano fuori i suoi oligarchi prima – lo scontro della NATO con la Russia di Putin è soltanto rimandato. Chi ci piaccia o meno.

È dall’anno scorso che in Europa ha ripreso ad aleggiare lo spirito di Monaco, solo che stavolta il sedere che si vuole donare a Putin per i suoi esercizi di grande potenza, in cambio di uno schifoso status quo sulle forniture energetiche, è quello dell’Ucraina che fino all’altrieri si credeva già con un piede nella nell’Alleanza atlantica, avviata sulla strada della sua vocazione europea e occidentale. Ovviamente a Roma, a Bruxelles e a Washington la raccontano in modo diverso e, prima o poi, diranno anche che la crisi ucraina l’ha fatta scoppiare la testardaggine (leggo dignità) presidente Zelenskyi che ha avuto l’unica colpa di aver preso seriamente le loro promesse. Infatti, in queste ore si ritrova circondato a Kiev e con scarse probabilità di rimanere vivo ancora a lungo… i russi hanno la pistolettata nella nuca facile. La verità – come ha osservato il professor Vittorio Emanuele Parsi in una trasmissione televisiva – è che tra lo stupratore Putin e lo stuprato Zelenskyi alla fine chineremo la testa d’avanti allo stupratore le cui insane voglie, peraltro, stiamo pure finanziando con l’acquisto del suo gas… forse dovremmo incominciare a mettere in conto di dover fare qualche sacrificio per neutralizzare i ricatti del pazzo del Cremlino.

Anche in Occidente è ripreso il tentativo di far circolare una propria verità da parte dell’establishment politico e finanziario, in compagnia della maggior parte dei media, che stanno spacciando l’idea di essere stati presi alla sprovvista da un Putin che avrebbe scientificamente mentito a quegli interlocutori che cercavano di farlo tornare al tavolo delle trattative: tra i fatti fessi c’è pure il presidente francese Macron e Draghi che voleva andare a Mosca prima che partissero i carrarmati.

Ma poi siamo stati veramente presi alla sprovvista sulle intenzioni del nuovo zar? E i quotidiani report dei servizi segreti americani sulle sue intenzioni resi pubblici (altra pessima pensata) dalla Casa Bianca? Era da gennaio scorso che centotrentamila soldati dell’esercito russo si stavano ammassando al confine con l’Ucraina!

Putin è sicuramente un gran fetente, un emulo di Hitler che, come lui, sta giocando alla roulette russa con la vita di milioni di persone, ma almeno un merito siamo disposti a riconoscerglielo: la chiarezza. Infatti, nel corso della conferenza stampa di fine anno, aveva detto che si attendeva dagli Usa risposte chiare e urgenti sulla Nato in Ucraina e che la discussione sul tema doveva avvenire in tempi rapidi. A noi, pur con tutte le riserve sulla psiche del soggetto, era sembrata una richiesta di interlocuzione, un disperato bisogno di negoziazione per accreditarsi (per ragioni politiche interne) come interlocutore dell’Occidente, eppure sia Biden, sia l’Unione europea, sia la Nato gli sbatterono le porte in faccia. Sicché, mentre il compagno Vladimiro organizzava l’invasione dell’Ucraina allo scopo dichiarato di riportarla nel grembo della grande madre Russia, l’Unione europea non gli dava molto credito e pensava unicamente a come tenere aperto il rubinetto del gas russo.

Per dirlo ancora più chiaramente, agli inizi della crisi, la Nato e l’Ue hanno un poco snobbato la mobilitazione dei russi ai confini con l’Ucraina, sperando fosse soltanto un’esibizione muscolare per impressionarli prima di sedersi intorno ad un tavolo con loro e ridisegnare di nuovo i blocchi militari e le aree d’ingerenza reciproca, insomma il tentativo di dar vita a un nuovo accordo di Yalta.

Che politici e media, i quali notoriamente non capiscono un cappero di logistica, si siano fatti prendere in giro da Putin possiamo farcene una ragione, ma resta per noi incomprensibile il fatto che la loro errata percezione delle intenzioni dei russi sia stata anche di alcuni specialisti del settore tattico e logistico come dovrebbero esserlo i nostri generali, specialmente quando fanno gli analisti. Nessuno di loro, infatti, ha provato a farsi un calcolo del costo della sperata prova muscolare dei russi nell’organizzare, trasferire, alimentare e supportare sul terreno un’armata di quasi centotrentamila uomini, posto anche che l’economia russa è più o meno uguale a quella della Spagna, come dire che si sta parlando di un gigante militare (ma anche questo sarebbe da dimostrare vista l’obsolescenza generale dei decantati armamenti russi) ma di un nano economico.

Per fare un esempio del costo di uno schieramento come quello messo insieme da Putin per lanciarlo sull’Ucraina, basti pensare che, per alimentare alcuni dei carri armati come il T-14, il T-72BM e il T-80, occorrono dai due agli otto litri di carburante per fare un solo chilometro. Insomma delle truppe così numerose hanno bisogno di una lunga catena logistica per poter operare. Possibile che in Europa nessuno si sia domandato in tempo, la ratio di tali, enormi spese se l’autocrate russo aveva realmente l’intenzione d’intavolare trattative? Se fosse stato in buonafede bastava la quinta parte di quella forza per fare opera d’intimidazione.

Eppure, noi crediamo che fino allo scorso Capodanno Putin non avesse l’intenzione di fare quello cha ha fatto, ma quando ha visto la debolezza di avversari riuniti in un’alleanza militare che si preoccupa più dei termosifoni che dei nuovi sistemi d’arma, ha premuto sull’acceleratore grazie anche all’aiuto psicologico che gli hanno dato gli americani. Questi, infatti, diffondendo tra lo scetticismo dei loro stessi alleati europei i report dei servizi segreti sulle intenzioni dei russi di attaccare in un dato giorno e a una data ora, hanno prima reso verosimili le intenzioni russe e poi psicologicamente accettabili per l’opinione pubblica mondiale. Un autentico capolavoro di auto-martellamento testicolare!

Non dobbiamo meravigliarci, dunque, se Putin sta alzando sempre di più l’asticella delle sue pretese il che, secondo noi, non è da intendersi necessariamente come una manifestazione di forza ma, semmai, come un’esigenza di ordine interno: più gli ucraini resistono, più s’indebolisce la sua credibilità in casa. A questo punto, per svelare il bluff del compagno Vladimiro sarebbe opportuno fare entrare, subito, nella Nato proprio la Svezia e la Finlandia, e se il nostro uomo non sarà d’accordo dovrà essere lui a buttare la palla in campo avversario, e assumersene la responsabilità d’avanti al suo popolo e al mondo intero.

Così correremo qualche rischio? Può darsi, ma senza correre dei rischi non si conquista, né si salva, la libertà, non ci si salva dalla schiavitù che si profila all’orizzonte per noi (e per la stessa Russia peraltro), dove ci attende il vero vincitore della sfida in atto: la Cina. Questa, infatti, ha tutto da guadagnare dal fatto che i suoi potenziali nemici se le diano di santa ragione sia in termini economici che in termini militari, e che l’opinione pubblica mondiale venga distratta da ciò che sta accadendo in Ucraina. Non è un caso, secondo noi, se proprio in queste ore i caccia dell’aviazione cinese hanno ripreso ad avvicinarsi provocatoriamente allo spazio aereo di Taiwan…. la pochezza dell’arteriosclerotico attualmente seduto alla Casa Bianca, l’emulo di Hitler al Cremlino e i pasticci di un’Alleanza Atlantica che risale agli inizi della guerra fredda hanno aperto il vaso di Pandora? Speriamo di no.

Intanto il presidente di uno Stato sovrano viene braccato dai Specnaz russi per le vie di Kiev perché non si è voluto piegare ai diktat di un dittatore che è malata di grandeur. Da parte nostra, invece, possiamo soltanto vergognarci, come europei e come appartenenti a un’Alleanza atlantica infingarda e velleitaria.

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