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Quelli che non amano la libertà di opinione ma la catena al piede

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libertà di opinione
Il paradosso di questi bruttissimi tempi è che mentre nel passato i media, facendo le pulci ai governi, ne disvelavano le trame e spesso, con le loro critiche e/o campagne di stampa, ne impedivano i provvedimenti limitativi della libertà dei cittadini, oggi sono proprio i media a pregare in ginocchio il governo per imporre la dittatura sanitaria e, quindi, la sterilizzazione del libero dibattito popolare su di un tema che ci riguarda tutti e non soltanto quelle élite che essi sostengono e dalle quali sono sostenuti

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Siccome sull’essenza della libertà di informazione e di opinione ci fidiamo più del parere spassionato di uno studioso straniero che non di molti “esperti” nostrani piuttosto compromessi col potere, per questo lavoro abbiamo adottato come paradigma il pensiero di Maya Hertig, una costituzionalista dell’Università di Ginevra: «Per la democrazia, la libertà di opinione e anche la libertà di informazione sono fondamentali […] Il progresso è possibile soltanto se l’opinione dominante può essere messa in discussione». Invece, secondo i media mainstream, che in Italia sono la maggior parte, nessun cittadino normale dovrebbe avere delle opinioni sul Covid perché non è un “esperto” e, se qualche spirito libero si azzarda a mettere in discussione la gestione governativa della pandemia, anche se ha fatto tutti i vaccini esistenti al mondo, diventa automaticamente un no vax o, peggio, un negazionista.

Il divertente, se non fosse tragico, è che oggi, tra politici e media, i pasdaran della vaccinazione sono i negazionisti di ieri, ma non quelli che negavano l’utilità dei vaccini, bensì quelli che negavano addirittura l’esistenza del virus proveniente dalla Cina! A tal proposito, giusto per fare pochi nomi, vogliamo ricordare Giuseppe Conte, o Mattarella, o Zingaretti, o Gori, oppure Sala? Peraltro, se dovessimo prendere per buono il criterio secondo il quale per parlare di una materia bisogna avere la laurea in quel campo, beh, allora avere un’opinione su storia, politica, economia, tasse, scuola e famiglia sarebbe un lusso da laureati, mica una roba da popolo sovrano e pensante. Se poi una tale opinione viene espressa su social tipo Facebook, nella migliore delle ipotesi pochi secondi dopo compare una scritta che, in buona sostanza, esorta a non fidarsi di quella opinione, quale che sia, perché espressa da uno stronzo qualsiasi. Come dire: soltanto noi siamo i detentori della verità e, pertanto, per saperne di più rivolgiti a chi ti diciamo noi. E tutto questo senza che nessuno se ne scandalizzi, nonostante l’articolo 21 della Costituzione italiana, l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti umani e l’articolo 19 del Patto internazionale dell’Onu sui diritti civili facciano della libertà di opinione un diritto inalienabile di ogni uomo libero e sovrano per il suo ordinamento.

L’altro paradosso di questi bruttissimi tempi è che mentre un tempo i media, facendo le pulci ai governi, ne disvelavano le trame e spesso, con le loro critiche e/o campagne di stampa, ne impedivano i provvedimenti limitativi della libertà dei cittadini e della libertà di opinione in primis, oggi sono proprio i media a pregare in ginocchio il governo per imporre la dittatura sanitaria e, quindi, la sterilizzazione del libero dibattito popolare su di un tema che ci riguarda tutti e non soltanto l’élite che essi sostengono e dalle quali sono sostenuti.

Come se non bastasse, la maggior parte dei media continua a dare addosso ai no vax pur sapendo che i non vaccinati in Italia sono soltanto il 10% dell’intera popolazione e che in terapia intensiva, benché in percentuale leggermente diversa, ci stanno andando sia i vaccinati che i non vaccinati. E ciò senza minimamente osservare che forse qualcosa non ha funzionato sin dagli inizi nella gestione della pandemia e che il governo in carica è andato in bambola, tant’è che in appena trenta giorni ha cambiato per ben cinque volte le regole del gioco, arrivando ad imporre l’obbligo vaccinale in assenza di una legge che lo preveda. E il grottesco è che i goffi ministri di questo governo se ne vantano pure e la maggior parte dei media gli fa da cassa di risonanza, come pure stanno facendo i virologi-star, che tutti ben conosciamo, sulle misure repressive a loro parere troppo blande del governo il quale, eccetto la fucilazione alla schiena, ha previsto ogni sorta di angheria nei confronti di coloro che non vogliono vaccinarsi.

E, dopo due anni di calvario per gli adulti, per i ragazzi, per i bambini, per i lavoratori, per le aziende e per la sanità, le analisi oggettive sulla pandemia i media quando le faranno?

Nel nostro ordinamento un evento straordinario può anche indurre un governo a decretare d’urgenza su di una materia delicata come il trattamento sanitario obbligatorio, ma poi quel decreto deve essere portato subito in Parlamento per la ratifica o essere tramutato in una legge comunque aderente alla Costituzione. Ma di che ca*** di urgenza parliamo, vorremmo chiedere al governo ed a quei media muti e ciechi sull’argomento, se l’ultimo decreto partorito è così poco urgente che molti dei suoi disposti andranno in vigore fra quaranta giorni? Peraltro, appiattendosi acriticamente sulle disposizioni “ufficiali”, i media stanno trascurando, crediamo per nasconderne l’inanità su altri straordinari dossier, di informare i loro lettori dei pericoli che essi stanno correndo, come dire la possibilità concreta di uno scontro militare tra la Nato (della quale facciamo parte) e la Russia ad Est, e tra l’America, nostra alleata, e la Cina nel Pacifico per la questione di Taiwan, senza contare che bisogna riuscire ad allocare i soldi del PNRR in tempi piuttosto stretti sennò il Paese non si riprenderà mai più dalla crisi economica.

Nel frattempo, mentre il governo si propone di fare un mazzo così a coloro che incomprensibilmente ma legittimamente rifiutano di vaccinarsi, i prezzi dei generi di prima necessità stanno salendo alle stelle trainati dal caro-energia e si prevede che quest’anno l’inflazione oltrepasserà il 4%, mentre le famiglie italiane spenderanno in media oltre mille euro in più per le bollette. Questi sono i problemi che, mescolandosi tra di loro, metteranno in pericolo la sopravvivenza logistica di questo Paese, mica la pandemia. D’altronde, che cosa si può sperare da un sistema d’informazione che, tra contributi diretti e indiretti sopravvive grazie ai finanziamenti dei governi in carica e lo sarà almeno fino al 2024? Con tale presupposto si può sperare che essi facciano poi le pulci al governo che li foraggia? Si può mai pensare di poter sviscerare grazie a loro i tanti e seri problemi dell’Italia?

Qualche giorno fa, ci ha scritto un signore, il quale, soffermandosi sull’articolo in chiave satirica di un nostro collaboratore, ha definito questo blog un “brutto giornale” perché, secondo lui, ricorre spesso a luoghi comuni e, cosa gravissima, vi si usa poco il punto e virgola. Sarà anche così, per carità, ma su di un punto vorremmo fargli il dono di una precisazione, a lui ed ai 450.000 frequentatori complessivi del blog che ci hanno fin qui seguiti: magari non usiamo con dovizia il punto e virgola (e chissà quanti altri segni…) ma la testa sì.

Ed è questo, diciamo la verità, che ci rende “un brutto giornale”.

E noi ne andiamo fieri.

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