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Quelli della decrescita industriale promettono la reindustrializzazione del Sud d’Italia

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Il Mezzogiorno ha già dato in illusioni e delusioni. Ha già visto, tra le tante, l’apertura di un centro siderurgico a Taranto mentre si chiudeva Bagnoli e si fermava a metà strada quello di Gioia Tauro che diventò il simbolo della malafede e delle velleità della nostra classe politica. Infatti, dopo avere stravolto un intero territorio, dopo l’abortito polo siderurgico, si pensò di costruirvi una grande centrale elettrica, a carbone peraltro, fino a ripiegare, dopo mezzo secolo, su di un porto commerciale di secondaria importanza 
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In tutta la storia dell’Italia unitaria non abbiamo mai visto – eccetto Benito Mussolini – un capo di governo più vanitoso e retorico di Giuseppe Conte e, tuttavia, non vogliamo dargli in questa sede l’appellativo di montato di testa o di compiaciuto raccontaballe, ma fare soltanto alcune riflessioni sul cosiddetto decreto di agosto. Non vogliamo neanche chiedergli dove prenderà i soldi per finanziare – giusto per entrare nel vivo del suddetto decreto – i sei mesi di decontribuzione per nuove assunzioni e lo  sgravio fiscale di altri tre mesi per il settore turismo del Sud.

Violentiamo la nostra curiosità fino al punto di non chiedere neppure dove si reperiranno i miliardi occorrenti per allungare di altre diciotto settimane la cassa integrazione che, ricordiamolo, costa ben cinque miliardi al mese e, perciò, da sola si sta mangiando tutta la flessibilità contrattata con l’Unione Europea. A meno che Conte non voglia spendere i soldi che ancora non ha, ovvero quelli del Recovery Fund che partirà l’anno prossimo e per il cui utilizzo, al momento, non ci risulta esista un concordato, definito progetto del governo, un progettone peraltro da presentare a Bruxelles tra sessanta giorni.

Siccome tutto ciò che fa Conte è, secondo il medesimo, di «… portata storica…» come «… la fiscalità di vantaggio per il Sud […] con cui si pongono le basi di una reindustrializzazione dell’intero Sud», non saremo certo noi, inguaribili terroni, ad augurarci che le cose non vadano veramente così. Anzi, stavolta crediamo a Conte, come crediamo alle buone intenzioni dei ministri “sudisti” Catalfo e Provenzano … ma abbiamo capito bene, uno degli obiettivi dichiarati del decreto è la reindustrializzazione del Sud?

Beh, allora è il caso di ricordare che per reindustrializzare il Sud, più che dilapidare vagonate di miliari come già fece la famigerata Cassa del Mezzogiorno  senza un duraturo costrutto, occorrono la capacità, la competenza, la volontà di saperli spendere intorno a un progetto come – per indicarne alcuni dopo secoli  ancora irrisolti – una efficiente rete di distribuzione dell’acqua e dell’energia elettrica, un rinnovato ordito dei collegamenti interni ed esterni, la costruzione di strade, autostrade e aeroporti passando per la gittata del ponte sullo Stretto, per il rinnovamento della linea ferroviaria, per l’ampliamento dei porti siciliani e pugliesi.

Come dire che per reindustrializzare il Sud, e crearvi lavoro fin da subito, bisognerà trivellare, scavare, posare condotte, abbattere alberi e aprire centinaia di cantieri come minimo. E tutto questo Conte, che in più occasioni ha definito quello suo il governo più green della storia d’Italia, vorrebbe farlo con dei miliardi che ancora non ha e, quel che è assurdo, con l’alleanza di un movimento politico, i Cinque Stelle, che ha fatto della decrescita industriale il proprio cavallo di battaglia, fino al punto di rinunciare ad organizzare un evento prestigioso come le Olimpiadi del 2024. Parliamo di un movimento che ha già avversato, e la cui base tutt’ora avversa, perfino la semplice posa dei tubi del TAP o gasdotto trans-adriatico, e la TAV o linea ferroviaria veloce che avrà il compito di collegare rapidamente Torino con Lione e con le rispettive retrovie marittime e terrestri, un’opera peraltro giunta ad un buon punto di realizzazione.

E queste sono soltanto alcune delle ragioni per le quali non pensiamo che possa essere questo governo così, … ehm, composito a realizzare la reindustrializzazione del Sud e, ne siamo certi, lo sa anche Conte che, con le elezioni regionali alle porte il cui esito deciderà anche la sorte del suo governo, crediamo sia disposto a promettere perfino la colonizzazione di Marte: ci siamo già passati! Abbiamo già visto l’apertura di un centro siderurgico a Taranto (i cui mortali problemi sono stati anestetizzati dalla crisi pandemica) mentre si chiudeva Bagnoli e si fermava a metà lavori quello di Gioia Tauro, che diventò il simbolo della malafede e delle velleità della nostra classe politica. Infatti, dopo avere stravolto un intero territorio, dopo l’abortito polo siderurgico, si pensò di costruirvi una grande centrale elettrica, a carbone peraltro, fino a ripiegare, dopo mezzo secolo, su di un modesto porto commerciale.

Non si offenda, perciò, il nostro facondo premier dalla citazione sempre pronta, se crederemo alla sua reindustrializzazione del Sud soltanto quando ci avrà spiegato quali sono di preciso i progetti, quali le risorse per realizzarli, quali i tempi di realizzo. E la nostra diffidenza non è legata ad un’appartenenza politica perché, come quell’altro terrone inveterato dello scrittore Pino Aprile, per noi «… destra e sinistra sono solo indicazioni stradali. La destra difende l’economia lombardo-veneta; la sinistra quella tosco-emiliana-marchigiana. Il Sud è abbandonato a ‘ndrangheta, mafia e camorra, funzionali allo schema economico per cui solo il Centro-Nord può produrre, e il Sud è solo un mercato».

Conte ci faccia cambiare idea. Se n’è capace. 

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