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Renzi diventa il Colonnello Buttiglione

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Il nostro Matteo fiorentino si sente pronto a fare il segretario generale della Nato, magari dovrebbe imparare prima l’inglese, che non è proprio il suo forte. Poi dovrebbe imparare anche a fare il saluto militare con la mano giusta, cosa questa che non gli veniva proprio bene quando era presidente del Consiglio. Certo non vorremmo essere al suo posto quando ambasciatori e Generali se lo spolperanno vivo ogni volta che farà una dichiarazione ad capocchiam com’è sua inclinazione. La strategia della difesa occidentale è un po’ più complicata della distribuzione clientelare di ottanta euro
– by Cybergeppetto –

La giornata di ieri è incominciata al fulmicotone: sulla prima pagina del giornale “La Verità” di Belpietro ho scoperto che, presto, Matteo Renzi potrebbe diventare segretario generale della Nato! Parliamo di un’alleanza militare che da tanti anni protegge la vecchia Europa ed il cui motto “Si vis pacem, para bellum” accompagna da tanto tempo coloro che la canizie contrassegna come, ehm, diversamente giovani.

Appena letta la notizia ho telefonato subito al responsabile di questo blog, il suo sconcerto è stato evidente anche da lontano stante il suo bofonchiare irripetibili parole, ma il titolo del giornale era troppo ghiotto per tenerlo solo per me: “Renzi vuol fare il segretario Nato”. Povero Vincenzo, di certo gli ho mandato di traverso la colazione. Bisogna aggiungere che al riguardo Renzi aveva strappato una mezza promessa ad Obama quando fu invitato a Washington nel 2016, l’unica condizione, però, è che Biden, che tutti ormai conosciamo come “Sleeping Joe”, sia eletto presidente degli Stati Uniti.

«Questo è un lavoro per Cybergeppetto!», ho detto di slancio al direttore stamattina, l’occasione era troppo ghiotta, ricorda un vecchio film degli anni Settanta che s’intitolava “Il Colonnello Buttiglione diventa Generale”. Era uno di quei filmetti che servivano a prendere in giro i militari negli anni della ubriacatura sessantottina e oggi ben si presta a descrivere come è fatta la nostra classe dirigente, che quanto più è incapace tanto più va avanti, guadagna e fa casino ovunque. Ai nuovi sessantottini non serve nemmeno la marijuana, basta declamare l’ideologia oppiacea del nulla, che già sentiamo tutti i giorni, per inebriarsi.

Certo il nostro Matteo non è proprio pronto, magari dovrebbe imparare l’inglese, che non è proprio il suo forte. Forse, dovrebbe imparare anche a fare il saluto militare con la mano giusta, che era una cosa che non gli veniva proprio bene quando era presidente del Consiglio dei ministri. Per il resto non vedo soverchi problemi, come sempre in simili casi l’allegro fiorentino si porterà appresso un grosso staff che pagheremo noi, altro che reddito di cittadinanza, e che si riunirà per ore discettando di cose inutili e delle quali alle nazioni della Nato non importa assolutamente nulla. Da tutto ciò, è facile prevedersi, scaturiranno gli ordini del giorno del North Atlantic Council, il comitato dell’Alleanza Atlantica che lui dovrà presiedere, ordini che non si leggerebbe nemmeno il più paziente degli storici e che finiranno in coriandoli. Certo non vorrei essere al posto del più trinariciuto dei nostri politici quando gli ambasciatori delle nazioni Nato, tra una tartina ed un cioccolatino, se lo spolperanno vivo ogni volta che farà una dichiarazione improvvida: la strategia di difesa occidentale è un po’ più complicata degli ottanta euro sui quali Lui era apparentemente bravo.

Certo nessuno pretende che il nostro eroe sappia che cos’è la Crimea o il Nagorno Karabak, di cui si parla in questi giorni, l’importante è che non vada a pescare a Sebastopoli o a fare delle conferenze nel Donbass. In teoria gli farebbe bene frequentare il corso della Scuola di Guerra, quello che tutti i dirigenti militari dovevano superare per divenire Ufficiali Generali, potrebbe imparare perfino quanto si è allargato il Mediterraneo, quanto si è arrugginita la cerniera euroasiatica ed a quanto ammonta il bilancio energetico mondiale, ma dubito che chi ha usato le Forze Armate per tutto tranne che per la politica di difesa ne potrebbe trarre qualcosa. Chissà, potrebbe proporre di estendere l’operazione “strade sicure” a tutta Europa, oppure far fare la cosiddetta mini naja ai giovani europei, statunitensi e canadesi.

Secondo il quotidiano di stamattina, il nostro eroe ha realizzato che il suo partito non è proprio in cima ai pensieri degli italiani e quindi o si trova un buon incarico, oppure potrebbe essere costretto ad andare addirittura a lavorare. Dopo gli splendidi insuccessi di Prodi alla Commissione Europea e della Mogherini alla politica di sicurezza comune, ci apprestiamo a far vedere gli attributi della nostra classe dirigente. Prepariamoci, perciò, ad accogliere nelle visite ufficiali un altro esempio di flatulenza intellettuale e di carriera politico galoppina in cui, dopo il grembiule della scuola dove questi tipi umani non hanno imparato niente, si passa ai club della politica in cui l’eloquio inutile diventa denaro. Insomma, dalla nostra storia emerge l’adagio latino che da millenni regola l’incompetenza politica, ovvero Promoveatur ut amoveatur che, tradotto in truce militarese da caserma, diventa Mettetegli il culo sulla fionda e non se ne parli più.

Comunque, il Governo e l’attuale maggioranza hanno già i loro non pochi grattacapi… non possono, perciò, trovare anche un ruolo ad uno che non doveva nemmeno rimanere in politica.

Caro Cybergeppetto,
io invece penso che i suoi alleati e il governo che sostiene (se dura) a Matteo Renzi un ruolo fuori dall’Italia glielo troveranno, anzi s’impegneranno fino allo spasimo per trovarglielo. E ciò per una ragione semplicissima: non vedono l’ora di toglierselo dalle pelotas.

Enzo Ciaraffa

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