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Riceviamo e pubblichiamo

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Non abbiamo mai incoraggiato l’invio di lettere al nostro blog perché, al cospetto di una narrazione unilaterale, non saremmo in grado di garantire quella che s’inclina a chiamare par condicio e che, in realtà, è correttezza professionale.Vi sono, però, circostanze che impongono l’eccezione dei momenti eccezionali, come quelli che stiamo vivendo in questi giorni sotto l’incalzare della mortifera minaccia del virus Covid-19.
Ma a motivarci a pubblicare la lettera che ci ha inviato una ventenne di Fagnano Olona, che ha chiesto di conservare l’anonimato e  rispettiamo il suo desiderio, ne è stato il contenuto, che ci ha colpiti perlomeno in tre punti molto importanti: «Non costringiamo chi di dovere, a imporre qualcosa di troppo […] Non siamo bambini, è arrivato il momento di crescere e di combattere […] Vedo persone lamentarsi del fatto che i cimiteri abbiano chiuso, ma che ci siano le file al supermercato, senza capire le differenze». Ma oltre a questi pensieri, nella lettera della giovane v’è tanta giovanile freschezza, una grande maturità civile e personale, la trepidazione per le nostre conquiste democratiche e una sobria passione patriottica, sentimenti non facilmente riscontrabili nella fascia di età alla quale appartiene.
È stato per queste ragioni che abbiamo deciso di pubblicare la lettera, sperando che essa contribuisca a far sentire più responsabili coloro che fino ad oggi – per fortuna una piccola parte di italiani –  non lo sono stati per niente. Ad ogni livello.
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Cari concittadini Fagnanesi, scrivo questa lettera nel pieno di un periodo difficile, di un periodo buio, di un periodo nero. Scrivo queste parole, perché ho bisogno di ascolto, ho bisogno di dar voce a questi pensieri insistenti, di far passare un messaggio importante. Perché ci sono persone come me, che soffrono di problemi psicologici, che purtroppo si riflettono anche sulla salute fisica, che a volte hanno bisogno di condividere qualcosa per sentirsi meno soli e soprattutto per dire qualcosa di importante che tutti dovrebbero ascoltare in questo momento.

Nel pieno di una devastante epidemia che sta facendo crollare lentamente la nostra Italia, che ci ha dato la vita e che ci ospita. Nelle nostre ore più buie, in cui l’Italia si spegne, si devasta, si stanca, si inginocchia, mentre i nostri medici, che sono i migliori al mondo, con l’aiuto della Cina, cercano di rialzarla, nella paura e nel dolore che ci unisce. Paura di questa malattia che ci sta sfidando. Dolore nella perdita delle persone care, senza neanche poterle più vedere, senza neanche poterle più salutare con un bacio, un’espressione di amore, chiedergli scusa per qualcosa, senza nemmeno poter più vedere i volti e i corpi di queste persone prima che vengano chiuse in una bara e non abbiano neanche un funerale.

Nel vedere lo stato in cui si trova l’Italia, la nostra salute che dobbiamo tener stretta, la nostra economia, i nostri medici, le nostre forze dell’ordine, i nostri operai, che sono le categorie più esposte, ma ogni giorno lottano contro questa paura, pur sapendo di potersi ammalare, di poter portare dentro le proprie case questa insidiosa malattia, di poter alimentare la catena dei contagi, di poter occupare un letto in più in terapia intensiva, in quegli ospedali che ormai da settimane, sono allo stremo, per aiutare noi, per aiutare l’Italia intera a reggersi in piedi. Eppure, convivono, conviviamo con questo dolore. Conviviamo con il dolore nel sapere che ogni cosa che stiamo facendo sembra vana, nonostante cerchiamo di essere positivi. Conviviamo con il dolore nel sapere nei nostri occhi quelle immagini, quei racconti di persone, a cui i propri cari sono stati strappati. Conviviamo il dolore che spesso teniamo dentro per non addolorare a nostra volta qualcuno, che sia un figlio, una madre, un padre, un nonno, una nonna.

Conviviamo con la paura, sapendo che nessuno di noi è immune e con la speranza che presto potremmo svegliarci da questo incubo e tornare a respirare, l’aria che tanto sentiamo mancare in questo periodo di isolamento, tornare a vivere la nostra vita che tanto sentiamo mancare, da un giorno normale al supermercato con la famiglia, a casa dai nonni, ad un sabato al centro commerciale, a mangiare un gelato, ad una corsa nel parco, ad una serata con gli amici, ad una cena al ristorante, alla nostra libertà individuale e tornare a riscoprire queste piccole cose con più gioia, perché il destino ci sta insegnando che non tutto ci è necessariamente dovuto e niente è così scontato come forse fino a poco fa credevamo.

Tornare a riscoprire il calore di un abbraccio, il sapore di un bacio, la dolcezza di una carezza, la forza nelle mani che si stringono e camminano insieme. Io sono convinta che noi ce la faremo, tutti insieme. Io sono convinta che noi riusciremo a tornare a vivere, che vinceremo questa battaglia, perché l’Italia ha sconfitto i peggiori mali della storia, un olocausto, la mafia, il terrorismo, le grandi epidemie più pericolose della storia. Perché l’Italia è grande, perché l’Italia ora è ferita e ha bisogno delle nostre cure, del nostro amore, del rispetto, che tutti noi facessimo la nostra parte, restituendo al nostro paese, la forza e il coraggio di vincere anche questa volta.

L’Unione Europea ci ha trattato male, ma noi siamo l’unione Italiana e dobbiamo dimostrarlo. Tutti insieme, ce la possiamo fare. Non siamo in vacanza, e questo è vero, né siamo in una situazione facile, in cui ci sia qualcosa per cui essere felici. Ma proviamo ad essere positivi, perché continuiamo a sentirci dire queste parole che pur essendo dure, sono la realtà, però per persone come me, che hanno problemi di ansia, di panico, non sono salutari. Non è una vacanza, ma proviamo a vederlo come un periodo di stacco, un periodo in cui si ferma tutto per un attimo per poi ripartire meglio di prima. Non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Non è niente di cui essere felici, ma proviamo a sorridere almeno una volta, un sorriso può cambiare una vita, può dare forza anche ai nostri medici da lontano.

Proviamo a pensare anche ad altro, perché c’è bisogno anche di questo. Proviamo a sederci a tavola in famiglia, a fare qualcosa tutti insieme, a fare quello che si rimandava sempre, dal tagliare una pianta a riverniciare una parete, al pulire l’auto e la cantina, a cucinare un dolce, a dare attenzioni ai nostri animali, a fare qualcosa che amiamo fare ma non abbiamo mai tempo di fare.

Proviamo ad essere persone responsabili, che la cosa parta da noi, non necessariamente costringendo qualcuno a imporre sempre restrizioni su restrizioni, che ci fanno sentire ancora più senza respiro. Diamo un esempio, anche agli altri paesi. Diventiamo più responsabili, non costringiamo chi di dovere, a imporre qualcosa di troppo. Dobbiamo ascoltare, dobbiamo eseguire i nostri ordini. Vorrei che immaginaste di essere un esercito di militari, che tra l’altro, è il mio più grande sogno entrare nelle Forze Armate, perché ora un po’ lo siamo, ora stiamo combattendo una battaglia, ognuno di noi facendo la sua piccola parte, sta lottando contro questo male. Ognuno di noi, facendo il suo dovere, sta interrompendo la catena del contagio. Quindi immaginate per un attimo di essere un esercito, vi vengono dati degli ordini da rispettare, senza se e senza ma, perché questo fa un esercito, esegue gli ordini, l’unica cosa che ci viene chiesta è quella di restare il più possibile a casa, facciamolo. È la nostra missione, ognuno di noi è tenuto a fare la sua parte. Siamo in missione contro un terrorista, il Covid-19, che ci sta facendo paura letteralmente e ci sta mettendo in ginocchio, sta attentando alla nostra salute e ai nostri medici, e allora fermiamo questo terrorista. Fermiamolo e facciamogli vedere che siamo più forti.

Dobbiamo arrestarlo. Arrestarlo è la parola esatta, quindi fermare il suo contagio, restando a casa. Allora, vi domando, siamo capaci di portare a termine la missione o lasceremo questo terrorista continuare a fare attentati contro la nostra salute perché non si può fare qualche rinuncia? Nella vita si deve rinunciare a qualcosa prima o poi e non ci stanno chiedendo enormi sacrifici. Io vorrei che comprendessimo tutti questo messaggio, ma soprattutto, vedo anche tante persone in questo periodo essere in disaccordo e litigare su argomento troppo delicato. Liti futili. Commenti di persone che litigano per cose come i luoghi chiusi e quelli aperti. Non siamo bambini, è arrivato il momento di crescere e di combattere. Smettiamo di puntare il dito e fare la morale a tutti, anche a chi di male non vuol far niente a nessuno. Smettiamo di fare la morale a quel cittadino che magari ha problemi di coagulazione e di cuore e fa due passi sotto casa o a quel cittadino che compra un pacchetto di sigarette e torna a casa, o a quel cittadino che fa la sua spesa per la famiglia e torna a casa, perché non sono queste le persone per cui ci troviamo in questo stato. Sono quelle persone che ogni giorno, incuranti di tutto e di tutti, si ostinano ad assembramenti, a corse di gruppo nei parchi, a file interminabili se non sono necessarie, a quelle persone che inizialmente pensavano di essere immuni e continuavano a far il loro aperitivo in compagnia, la serata fuori, il sabato a sciare, le passeggiate sui navigli, che non hanno avuto rispetto e cura né di se stessi, ne degli altri.

Ma ormai quel che è stato fatto, è fatto. Cerchiamo però di non penalizzare tutte le persone che magari stanno facendo enormi sacrifici, per questi individui. Vedo chi si lamenta del fatto che abbiano chiuso i parchi e non i tabaccai e le edicole, forse non riuscendo a capire che per alcuni sono necessari e nonostante questo evitano comunque di frequentare questi luoghi o di affollarli, mentre una gita in famiglia al parco ora non è necessaria, mette a rischio la salute. Vedo persone lamentarsi del fatto che i cimiteri abbiano chiuso, ma che ci siano le file al supermercato, senza capire le differenze. Ora non è il momento di lamentarsi e di comportarsi da bambini, ma di restare uniti e fare la nostra parte. Non arriviamo a doverci far togliere ogni cosa. Ognuno pensi a fare la propria parte, che è fondamentale. Ognuno pensi che abbiamo qualcuno fuori che rischia per noi. Medici, che non possono neanche vedere le loro famiglie, che rischiano di ammalarsi e morire, che non tornano a casa. Forze dell’ordine che rischiano a loro volta di ammalarsi e morire e che a casa hanno delle famiglie, che arrivano tardi e si accontentano di quello che trovano a tavola, che dormono poche ore, tornano di nuovo per le strade, con la paura e forse le lacrime agli occhi, che soffrono e sono stanchi.

Alle Forze Armate che hanno portato quelle salme e chi sa come si sono sentiti, quali siano i loro pensieri quando tornano a casa, perché anche loro sono esseri umani. Vi invito a restare a casa, a compiere ognuno la sua parte per risolvere questa missione, vi invito ad avere responsabilità, a crescere, vi invito ad avere la vostra mente ed i vostri pensieri, vi invito a smettere di perdere tempo nel litigare per cose che ora non si devono neanche sentire, ma a passare questo tempo a dare il meglio di voi.

Confido in voi e ringrazio i nostri medici, le nostre forze dell’ordine, il nostro paese, l’Italia e i nostri Carabinieri. Nei secoli fedeli.

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