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Salvini, una prestazione a termine

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Salvini, una prestazione a termine

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Il Quirinale cerca di fare uscire Conte dalla “minorità” per utilizzarlo in chiave anti Salvini, mentre i Cinque Stelle continuano ad appiattirsi sui comportamenti di dubbia aderenza alla norma costituzionale di un presidente per il quale, appena qualche mese fa, volevano l’impeachment e del quale oggi lodano perfino le iniziative contro il loro stesso governo

– Enzo Ciaraffa –

In una repubblica parlamentare non crediamo accada tutti i giorni che il presidente chiami il primo ministro per sputtanare il suo vice premier nonché ministro per gli Interni. Eppure è esattamente ciò che è accaduto ieri nella telenovela dello sbarco sul suolo italiano dei 67 migranti che, raccolti della nave olandese Vos Thalassa, erano stati ammollati al guardiacoste italiano “Diciotti”.

Pare che la nave olandese si fosse rifiutata di far rotta sulla costa di Libia nelle cui acque territoriali si trovava e come peraltro richiesto dalla locale capitaneria, adducendo a motivazione che gli immigrati magnanimamente raccolti, una volta accortisi dell’inversione di rotta, si erano ammutinati costringendo il comandante che li aveva salvati a dirigere sull’Italia. Salvo poi cambiare versione.

A questo punto è scattata una valutazione perfino ovvia da parte del ministro degli Interni: «O sullo svolgimento dei fatti ha mentito il comandante della Vos Thalassa, oppure l’ammutinamento v’è stato realmente e quindi bisogna individuare e perseguire gli autori prima di autorizzarne lo sbarco». È stato a questo punto che il presidente della Repubblica ha chiamato direttamente il premier Conte per far sbarcare comunque gli immigrati nonostante l’idea contraria del ministro per gli Interni. E Conte ha fedelmente ubbidito, senza neppure consultare il suo vice premier ed azionista di maggioranza.

Fossimo in Salvini mediteremmo lungamente su di un episodio che è il sinistro anticipo di quelli che saranno i suoi rapporti futuri con il Quirinale, Palazzo Chigi e con il M5S a proposito della sicurezza, un tema molto sentito da Nord a Sud. Peraltro, se i grillini avessero un minimo di capacità di analisi capirebbero che sul tema sicurezza l’indebolimento di Salvini in seno al governo indebolisce anche loro. Ciò perché è in attesa del realizzo della promessa sicurezza che gli italiani stanno facendo finta che non si sia parlato di un reddito di cittadinanza, che probabilmente non ci sarà mai per mancanza di soldi, e che il Decreto Dignità non si proponga di fare a pezzi ciò che resta del ceto medio, l’unico ceto che produce ancora idee e qualche provvida iniziativa nel disastro economico italiano.

Per dirla in parole povere, se fallisce sulla sicurezza a Salvini in mano non resta niente da esibire agli elettori e correrebbe il rischio di dilapidare i consensi che con il suo decisionismo è riuscito fin qui ad aggregare trasversalmente. Anche perché è piuttosto prevedibile che il Quirinale cercherà di fare uscire Conte dalla “minorità” per usarlo in chiave anti Salvini, mentre i Cinque Stelle continueranno – come hanno fatto ieri – ad appiattirsi sui comportamenti di dubbia aderenza alla norma costituzionale di un presidente del quale, appena qualche mese fa, volevano l’impeachment e del quale oggi lodano perfino le iniziative contro il governo del quale fanno parte.

Salvini, dunque, deve stare attento a non ritrovarsi con una mano dietro e l’altra davanti… per adesso ha in mano soltanto due voucher, uno per il turismo e l’altro per l’agricoltura. Come dire che potrebbe passare alla convulsa storia di questo malmesso Paese come colui che partito con il mussoliniano «Spezzeremo le reni ai mercanti di carne umana!» si è ritrovato, invece, vindice della formaggella di Valtellina e degli asparagi di Cantello.

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