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Se quello di Milano era antirazzismo, se questa è accoglienza…

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È da considerarsi fallita, da archiviare, la politica dell’accoglienza indiscriminata, senza un minimo di progetto d’inserimento, senza creare la capacità di collocamento in un ordito di amalgama sociale che non sia la carità, il puro e semplice mantenimento, una sorta di interminabile “reddito di non cittadinanza” concesso con la benedizione di Santa Romana Chiesa e dell’Unione europea
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La manifestazione antirazzista di ieri a Milano People – Prima le persone, è stata di certo una bella espressione di democrazia che, però, faceva a pugni con il leitmotiv della manifestazione stessa che, tra l’altro, voleva puntare il dito contro la conculcazione della democrazia in Italia, trascurando il fatto che dov’è giuridicamente previsto, e operativamente garantito, il diritto dei cittadini a protestare di certo non manca la democrazia.

Premesso quanto sopra, almeno due osservazioni sono d’obbligo per chi voglia guardare con onestà e disincanto alla realtà dei fatti e degli antefatti.

La prima osservazione. Secondo l’assessore alle politiche sociali del Comune di Milano, i partecipanti alla manifestazione sono stati 200.000; in proposito non conosciamo il dato della Questura che, di solito, riporta a più pedestre dimensioni i numeri sparati dagli organizzatori di ogni evento pubblico. Comunque sia, con questi numeri alla mano, si direbbe che alla manifestazione di ieri abbiano partecipato meno di quindici milanesi su cento, come dire che non è stato proprio un evento travolgente, anche se ha bene assolto il compito per il quale era stato organizzato e calendarizzato: essere introduttivo alle primarie che il Pd avrebbe tenuto il giorno dopo, cioè oggi.

La seconda osservazione parte direttamente dalla comunicazione degli organizzatori: «Una grande iniziativa pubblica per dire che vogliamo un mondo che metta al centro le persone […]. Per noi, invece, il nemico è la diseguaglianza, lo sfruttamento, la condizione di precarietà».

Diseguaglianza, sfruttamento, condizione di precarietà… ci vuole una certa faccia tosta per fare una dichiarazione del genere senza provare un minimo di resipiscenza per la politica fin qui seguita dal Pd, i cui leader, o aspiranti tali, ieri sono accorsi numerosi a Milano per manifestare, in buona sostanza, contro qualcosa che appartiene a loro stessi. Parliamo della politica dell’accoglienza indiscriminata, senza un minimo di progetto d’inserimento, senza creare la capacità di collocarla in un ordito di amalgama sociale che non sia la carità, il puro e semplice mantenimento, una sorta di interminabile reddito di non cittadinanza concesso con la benedizione del papa. Quando gli immigrati non vanno a finire direttamente sotto i cavalcavia o nelle grinfie degli sfruttatori.

Manifestare contro qualcosa o qualcuno civilmente, come peraltro è avvenuto ieri a Milano è – lo ripetiamo – un diritto democratico. Liberissimi, per carità anche di pagare, come si sta facendo in queste ore di primarie, due euro per potersi scegliere il leader di un partito, il Pd, che si propone di perpetuare all’infinito tali disuguaglianze, sfruttamenti e precarietà. Però, poi il Pd ed i suoi corifei mediatici dovrebbero raccontarla giusta agli italiani e, soprattutto evitare di coprirsi di ridicolo manifestando contro gli autori di tutto ciò: l’immigrazione così come è stata fino ad oggi è “Cosa loro”!

In molti casi anche di “Cosa nostra”.

Immagine in evidenza: Migranti a Roma (foto di Alessandro Penso)
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