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Un virus che ha rinforzato i leader deboli, ha indebolito quelli forti e ha massacrato la libertà

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Comparando l’approccio col Covid-19 di Trump e quello di Conte con i risultati da entrambi prodotti, una mente onesta metterebbe da parte l’antipatia che suscita il cowboy della Casa Bianca e si soffermerebbe, invece, sui risultati da lui ottenuti, come eviterebbe di farsi fuorviare dal mainstream nei giudizi sulla gestione parolaia della crisi da parte del governo italiano. Eppure, a fronte di ciò, dalle macerie del coronavirus il presidente americano ne esce in difficoltà e il debole premier italiano ancora in sella e con tutta l’intenzione di rimanerci ancora a lungo
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Non sappiamo se le coincidenze siano davvero le cicatrici del destino come sosteneva lo scrittore Carlos Ruiz Zafòn, sta di fatto che nella storia degli esseri umani accadono cose che nessuna mente razionale avrebbe mai potuto prevedere: chi poteva immaginare, ad esempio, che gli Unni, respinti alla frontiera cinese nel 93 d.C., nel giro di trecento anni ce li saremmo ritrovati sul Mincio mentre tentavano di invadere l’Italia sotto la guida di Attila?  Eppure accadde, e tra le conseguenze della calata degli Unni vi fu anche quella di aver consentito al vescovo di Roma di ritagliarsi una posizione di prestigio rispetto agli altri vescovi del nascente orbe cristiano, insomma Attila fu l’indiretta causa della nascita del papato e di tutti i problemi che questo avrebbe creato all’Europa e all’Italia, alla quale contribuì a ritardare l’Unità di settecento anni.

Ebbene, chi avrebbe mai potuto immaginare che, sempre in Cina, a Wuhan stavolta, un pipistrello arrostito – da quelle parti è ritenuto una leccornia – avrebbe cambiato la vita degli esseri umani e la sorte di coloro che hanno in mano i destini del mondo mediante un virus che, in fondo, è soltanto un cugino di quello dell’influenza, con la quale conviviamo da millenni? Eppure è accaduto, e tra le diverse conseguenze di questa pandemia c’è l’instaurarsi della dittatura del politically correct che è soltanto il preludio di una vera dittatura politica, quella che, mentre fa professione di antirazzismo e di tolleranza, rifiuta poi qualsiasi pensiero difforme dal suo. A riprova di quanto sosteniamo, riteniamo possano farsi due esempi riguardanti gli Stati Uniti e l’Italia, come dire due diversi approcci con l’epidemia da Covid-19 che per il sistema di potere politico economico e finanziario è stata vista, specialmente in Italia, come un’occasione di business più che come un problema. E d’altronde basta entrare in un supermercato od andare a comprare un disinfettante per rendersene conto… è aumentato tutto!

Prendiamo il presidente USA Donald Trump che fino a gennaio scorso aveva delle ottime possibilità di prevalere sul candidato democratico alla Casa Bianca, Joe Biden, mentre adesso, stando ai sondaggisti ai quali in America non crede più nessuno dopo la figuraccia che fecero nelle elezioni presidenziali del 2016, questi dovrebbe arrancare per recuperare il distacco che lo separerebbe dal suo avversario. Ammesso, dunque, che le cose stiano davvero così, bisogna interrogarsi sul perché Trump avrebbe perso per strada una parte del suo elettorato in questi pochi mesi. L’interrogativo ci riporta direttamente alla sua gestione dell’epidemia che, con un minimo di onestà intellettuale, dovremmo inquadrare nell’ambito delle uniche due scelte che hanno avuto a loro disposizione i capi di Stato di tutto il mondo negli ultimi sei mesi: il loockdown totale, cioè l’arresto produttivo e sociale del proprio Paese per bloccare l’epidemia e salvare più vite, o andare avanti con un minimo di accorgimenti e salvare invece l’economia e milioni di posti di lavoro? Comunque la si voglia vedere bisogna dire che non era facile una scelta in simili frangenti.

Ovviamente agli avversari di Trump, che non proliferano soltanto in America, non è parso vero di potere usare contro di lui il coronavirus come un randello, aggiungendovi anche l’ondata di follia seguita all’uccisione da parte della polizia dell’afroamericano George Floyd. Poco importa ai tanti detrattori del Tycoon il fatto che, grazie ad una sua gestione soft dell’epidemia, il tasso di disoccupazione non soltanto non è cresciuto ma è addirittura sceso dal 14,7 al 13,3%, il che si è tradotto nell’aumento di 2,5 milioni di posti di lavoro, seppure in una cornice economica e sanitaria ancora difficile. E anche se un signore (che evidentemente ci legge …)  ci ha definiti “maligni” per aver fatto simili osservazioni, questa è la nuda oggettività dei numeri. A meno di non voler sostenere, poco democraticamente in verità, che Trump abbia torto a prescindere.

Poi c’è stato l’approccio italiano alla pandemia, laddove un governo di persone, che nel proprio background non vantano neppure la gestione di un chiosco d’acquaiolo e la cui permanenza al potere non sarebbe andata, probabilmente, oltre lo scorso mese di marzo, si è trovato a gestire un evento che non era assolutamente alla sua portata. Il governo italiano, infatti, in un primo momento ha tentato di gestire lo tsunami epidemiologico-sanitario che si avvicinava nel più criminale dei modi: negandolo o, peggio, spacciandolo per un’invenzione razzista dei sovranisti contro quei poveri cinesi. E, purtroppo, agli inizi in questo atteggiamento negazionista hanno indugiato anche altissime cariche dello Stato e di una parte del mondo politico.

Fatto il guaio, lasciata entrare liberamente l’infezione da Covid-19 paventata dai “sovranisti razzisti”, il governo ha finalmente dichiarato lo stato di emergenza e siccome, a quel punto, il disastro si andava delineando in tutta la sua devastante grandezza, nel giro di un mese è passato dalla negazione dell’epidemia alla chiusura totale del Paese, con risultati prevedibilmente devastanti per l’economia e per l’occupazione. Poi sono seguiti i decreti a raffica con i quali Conte, non il bieco Trump od il bistrattato Orbàn, ha sospeso alcune fondamentali libertà dei cittadini in nome della pandemia negata fino a qualche settimana prima, anche perché ha scoperto che un popolo chiuso in casa e senza possibilità di potersi riunire è facile da governarsi come un branco di pecore carbonchiose. Ma, lungi dall’avere imparato qualcosa dai propri errori, il governo li sta ripetendo pari pari con gli immigrati irregolari che, in questi giorni, stanno arrivando in Italia con un’altra percentuale d’infetti da Covid-19 nelle loro fila, attizzando così le impaurite rimostranze di quelle popolazioni che li devono ospitare. Anzi, il governo stavolta sta facendo anche peggio di prima, perché sta spalmando gli immigrati su molte località italiane con quali prevedibili effetti sulla diffusione del coronavirus è facile immaginare. Qualche maligno sostiene che il governo lo stia facendo apposta, per potere ancora agitare sulle nostre teste lo spauracchio di una nuova pandemia. In autunno vedremo se questa malignità ha un fondamento o meno.

Al momento andiamo a vedere che cosa hanno prodotto le draconiane, oltre che tardive, misure emanate dal governo Conte. Per adesso, oltre 35.000 morti di Covid-19, che hanno fatto dell’Italia uno dei Paesi col maggior numero di morti al mondo in rapporto alla sua popolazione, i consumi si sono ristretti del 29% a fronte di un PIL in calo del 12%, 30.000 imprese hanno già chiuso i battenti, altre 1000 sono prossime al fallimento ed abbiamo al momento mezzo milione di disoccupati. Per l’autunno, quando finirà la cassa integrazione, gli scenari si fanno più foschi ed inquietanti per un Paese che si era dovuto inventare il reddito di cittadinanza perché, molto prima dell’epidemia, aveva seri problemi di lavoro e di occupazione.

Insomma, per poter ristorare almeno una minima parte dei nostri problemi ci vorrebbe una montagna di soldi, che però non abbiamo. Anzi, siamo pieni di debiti, tant’è che al nostro premier, dopo le mirabolanti promesse dei mesi scorsi, non è rimasto altro da fare che mettersi il cappello in mano ed andare a chiedere soldi in giro per l’Unione Europea dove fino ad oggi ha ricevuto tante belle parole ma neppure un centesimo. Oggi e domani, dicono, sarà la giornata decisiva ma con due tedesche ai vertici dell’UE, Van der Leyen e Angela Merkel, non crediamo muterà di molto la situazione.

Comparando, alfine, i due approcci, quello di Trump dal cappellino rosso e quello di Conte dalla pochette inamidata, della gestione della crisi pandemica e i risultati prodotti, qualsiasi mente onesta metterebbe da parte l’antipatia che oggettivamente suscita il cowboy della Casa Bianca e si soffermerebbe, invece, sui risultati da lui in qualche maniera ottenuti, come eviterebbe di farsi fuorviare dal mainstream nei giudizi sulla gestione parolaia della crisi da parte del governo italiano. Eppure, a fronte di ciò, dalla crisi sanitaria il presidente americano ne esce in difficoltà e il debole premier italiano ancora in sella. Almeno per adesso.

 

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