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Una parità tutta da ridisegnare

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La legge della parità di genere sulla scheda elettorale si basa sul presupposto che i sessi siano soltanto due mentre, in questi anni, la Sinistra ci ha insegnato che non è così perché ci sarebbero anche gli appartenenti al genere cosiddetto LGBT ovvero gay, lesbiche, bisessuali, transex, queer o indecisi, che costituiscono anch’essi una campionatura sessuale anelante di essere rappresentata nella ripartizione di genere sulla scheda elettorale

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Nei primi anni del dopoguerra, in alcune zone del nostro Paese esistevano ancora istituti scolastici con classi rigidamente suddivise tra maschi e femmine, sicché l’unica occasione per i ragazzi di stare tutti insieme si veniva a creare soltanto quando si ammalava qualche insegnante e, così, una classe femminile veniva accorpata ad un’altra magari maschile. Quando ciò avveniva, a noi scolari sembrava un fatto insolito, quasi contro natura, perché eravamo stati educati alla rigida separazione dei sessi almeno fino al “fidanzamento ufficiale”.

Infatti, fino al 1958 quando entrò in vigore la legge Merlin che abolì gli 800 casini allora esistenti in Italia, molti giovani maschi italiani i loro primi contatti con l’altro sesso li avevano avuti con le prostitute. Ma all’epoca, seppure tra molte contraddizioni, la società italiana si stava sprovincializzando, anche grazie alle mode provenienti dagli Stati Uniti assieme al salvifico Piano Marshall, sicché all’arretratezza culturale si andò sostituendo una maggiore libertà dei rapporti tra i sessi non più rigidamente separati.

Almeno così è stato fino allo scorso 6 agosto, quando il Senato ha licenziato il decreto legge sulla doppia preferenza volta a garantire la parità di genere nelle competizioni elettorali. Ciò significherà, sostiene la legge, che nella compilazione – proposizione delle liste dei candidati da eleggere l’inserimento di un maschio dovrà essere controbilanciato dall’inserimento di una donna, indipendentemente da qualsiasi capacità o cursus honorum politico degli interessati.

Per quanto il premier Conte abbia salutato l’entrata in vigore di questa nuova legge con una delle sue reboanti frasi, avvertiamo preliminarmente il lettore che noi, invece, siamo contrari a qualsiasi artifizio normativo che alteri la competizione tra “uguali” in qualsiasi campo: per noi le capacità, la bravura non risiedono nel sesso degli individui ma in qualità individuali della mente e del cuore.  Consideriamo, pertanto, la legge sulla doppia preferenza di genere certamente ammiccante sul piano emotivo ma una boiata sul piano pratico, come dire sul piano della resa elettorale di una generazione politica già di suo è piuttosto modesta. Siamo sicuri, ad esempio, che candidati imposti unicamente dall’appartenenza sessuale siano anche ripartiti per capacità? E, poi, smettiamola di trattare la parità dei diritti delle donne come fosse la campagna tesa a salvare l’ultimo rinoceronte bianco dell’estinzione!

Tra l’altro, nonostante l’enfasi retorica del premier, riteniamo che con la nuova legge si vada creando, dal punto di vista giuridico e della coerenza della maggioranza che lo sostiene, un vulnus proprio sul piano dei diritti tra i sessi. E sì, perché la legge appena licenziata si basa sul presupposto che i sessi siano soltanto due mentre, in questi anni, la Sinistra ci ha insegnato che non è così perché ci sarebbero anche gli appartenenti al variegato genere LGBT ovvero gay, lesbiche, bisessuali, transex, i queer o indecisi: non rappresentano anch’essi una campionatura sessuale degna di essere rappresentata nella ripartizione di genere? E se è così perché non inserire nelle future liste elettorali anche un appartenente al genere LGBT? Come dire un maschietto, una femminuccia, una lesbica, un gay e via discorrendo.

Ma a questo punto scatta un’altra domanda, per la Sinistra: «Ma se in Puglia non siete riusciti ad assicurare una banale ripartizione tra due soli generi in vista delle elezioni regionali tant’è che è dovuto intervenire il governo con una legge, com’è pensabile che ci possiate riuscire con una decina di sessi?».

E mentre l’esasperazione del politically correct continua ad andare in scena in questo Paese avviato al suicidio civile, un governo che si ritiene il più egalitario e moderno nella storia d’Italia ha già ottenuto il risultato di separare di nuovo i maschi dalle femmine e non, invece, i capaci dagli incapaci.

Perché questo sia avvenuto è certamente più comprensibile di tutto il resto: gli incapaci sono già al potere!

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