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Vaccinazioni: è possibile conciliare diritti individuali e collettivi senza coercizione?

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Chi sceglie volontariamente di fare il militare di professione, il Carabiniere, il Poliziotto, il Finanziere, l’Agente di Custodia o il medico, sa già che deve sottoporsi ad un prestabilito ciclo di vaccinazioni. E ciò perché, tali professioni, sono cosiddette di tutela, come dire a tutela della Patria, dell’ordine pubblico, della salute, e via discorrendo. Ne viene da sé che il primo dovere di chi si vota a tutelare un altro individuo è quello di salvaguardarne innanzitutto la vita con ogni mezzo
– Enzo Ciaraffa –

La mia indole anarco-liberale sta alle imposizioni come il drappo rosso sta al toro, figuriamoci perciò con quanta poca gioia io possa accettare l’idea di un’imposizione di legge sulle vaccinazioni anti Covid-19: il cittadino dello Stato liberaldemocratico deve essere in ogni momento libero di decidere cosa sia meglio per la propria salute! Detto questo, però, non si può sottacere il fatto che, talvolta, come nel caso specifico, i diritti individuali contrastino con quelli collettivi. Giusto, ma allora come se ne esce?

Ricorrendo semplicemente alla Costituzione, la quale all’articolo 32 stabilisce che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Non bisogna essere per forza un luminare del diritto per rendersi conto che la nostra Costituzione, che non sarà la più bella del mondo ma è ancora in vigore, nel sopracitato articolo contempla in modo equilibrato le due esigenze, cioè quella dei diritti individuali e quella dei diritti collettivi. E, a volere applicare l’articolo 32, non c’è neppure bisogno di andare a crearsi un nuovo modello, una sua trasposizione sul terreno, perché un modello esiste già ed è quello dei militari delle Forze Armate e dei diversi corpi armati dello Stato. Infatti, chi sceglie volontariamente di fare il militare di professione, il Carabiniere, il Poliziotto, il Finanziere, o l’Agente di Custodia, sa già che deve sottoporsi ad un prestabilito ciclo di vaccinazioni, non parliamo poi nel caso di un suo eventuale impiego all’estero. Tali professioni, infatti, sono quelle cosiddette di tutela, come dire la tutela della Patria, la tutela dell’ordine pubblico, della salute e via discorrendo. E si capisce, senza neanche sforzarsi tanto, che il primo dovere di chi si vota a tutelare un altro individuo è quello di tutelarne innanzitutto la vita con ogni mezzo. In altre parole, io come cittadino posso decidere anche di non farmi vaccinare, è un mio diritto, ma se decido di abbracciare una delle suddette professioni devo avere l’obbligo, meglio sarebbe sentirne il dovere, di essere vaccinato.

A maggior ragione dovrebbe essere vaccinato un medico che, per carità, può anche non credere nella pratica vaccinica ma, in quel caso, dovrà scegliersi un altro mestiere se non altro per coerenza. E non potrebbe essere diversamente perché, all’atto d’intraprendere la professione medica, egli ha fatto un giuramento che, per molti aspetti, è simile a quello che fa un militare, impegnandosi a “promuovere la salvaguardia della salute, del benessere e dei diritti degli individui e delle popolazioni”. Dal punto di vista sostanziale, infatti, è la stessa formula con la quale il militare giura “di adempiere con disciplina e onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria” laddove, come per il medico, la Patria è l’insieme degli individui, ovvero la popolazione italiana.

Come giornalista che non ha lesinato critiche, anche feroci, a questo governo per come ha gestito la pandemia e l’acquisizione dei vaccini, ma soprattutto come militare che nel corso di quasi mezzo secolo di servizio e di tre diverse carriere (militare di leva – Sottufficiale – Ufficiale) non ricorda più quante vaccinazioni ha fatto, trovo speciosa la polemica tra chi vorrebbe imporre la vaccinazione anti Covid per legge e chi, invece, è contrario. D’altronde, la nostra Costituzione fa salvi i diritti di entrambi. Se è di diritti e di buonsenso che vogliamo parlare. Altrimenti dentro la polemica potremmo infilarci tutto, anche le illusioni di forze politiche che continuano ad appiattirsi acriticamente sull’Europa dopo che la Germania, conducendo trattative separate per l’acquisizione del vaccino, ha dimostrato, essa per prima, che di fronte agli interessi nazionali non c’è Europa comunitaria che tenga. Insomma, siamo ancora al “Deutschland über alles”. Così come potremmo infilare nella polemica anche un paradosso: le forze politiche di governo che adesso vorrebbero imporre la vaccinazione sono le stesse che, fino all’altrieri, si dichiaravano no vax o andavano a fare gli aperitivi sui Navigli milanesi perché, secondo loro, il virus cinese era un’invenzione della Destra sovranista.

Dunque, fatta salva l’obbligatorietà delle vaccinazioni per alcune categorie di addetti ai lavori, farei molta attenzione a stabilire per legge che cosa debba essere inoculato nel corpo degli italiani senza il loro consenso. Tali cose venivano fatte dai nazisti e dai comunisti prima di passare rispettivamente ai campi di concentramento, al numero tatuato sul braccio, alle camere a gas e ai gulag.

E non ci culliamo all’idea che questo non potrebbe più accadere perché, se quei regimi criminali ebbero campo libero nello sterminare scientificamente milioni di essere umani, fu proprio perché l’opinione pubblica mondiale di allora riteneva che non lo avrebbero fatto per davvero.

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