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Vaccini, perché se ne nega l’utilità

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Vaccini, perché se ne nega l’utilità

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È indubitabile che la pratica vaccinica abbia debellato malattie che per secoli hanno afflitto, e periodicamente decimato, il genere umano. Ma allora perché molte persone – dell’era tecnologica e non del Medioevo! – sono contrarie ai vaccini? Quali recondite paure li spingono a tale luddismo farmacologico?

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Fermo restando che lo scrivente non sogna neppure lontanamente di sminuire l’importanza delle vaccinazioni, alcune cose però bisogna ricordarle, sennò si commette l’ingiustizia di far passare per trogloditi gli oppositori dei vaccini e, allo stesso tempo, contribuire a celare alcune responsabilità oggettive del “sistema”, lo stesso che adesso si strappa le vesti maledicendo i nuovi untori. Vogliamo fare qualche esempio di queste responsabilità?

Una delle pagine più abiette della sanità nazionale fu quella dello scandalo del sangue infetto. Alcune case farmaceutiche, sulle quali evidentemente nessuno aveva vigilato, immisero nei canali dei centri trasfusionali migliaia di flaconi di sangue infetto. È vero che all’epoca non esistevano specifici test per appurare se il sangue fosse contagiato dal virus dell’Aids o dell’epatite C, ma averlo prelevato da soggetti ad altissimo rischio come carcerati, tossicodipendenti ed omosessuali fu una scelta a dir poco criminale.

Da qui ad arrivare al convincimento che le vaccinazioni facciano bene soprattutto alle multinazionali del farmaco e ad alcuni politici il passo è stato breve. Al momento magari il sospetto è ingiusto, ma certi fatti di oscena cronaca legata alla sanità, piaccia o meno, si sono insinuati nell’immaginario collettivo. A tal proposito vale la pena ricordare Duilio Poggiolini e l’onorevole (sic!) Francesco De Lorenzo.

Il primo era direttore generale del servizio farmaceutico nazionale, coinvolto negli anni novanta nell’inchiesta Mani Pulite perché accusato di avere indotto l’aumento del prezzo di alcuni farmaci in cambio di tangenti miliardarie da parte delle case farmaceutiche. Alla Polizia occorsero alcuni giorni soltanto per inventariare lingotti d’oro, gioielli, dipinti famosi e monete antiche trovate nella sua casa napoletana. Il resto delle tangenti fu scovato su di un conto svizzero intestato alla moglie.

Il secondo, Francesco De Lorenzo, era il ministro della sanità e degno superiore di Poggiolini. Fu condannato a cinque anni per associazione a delinquere finalizzata al finanziamento illecito ai partiti e per corruzione in relazione a tangenti per nove miliardi di lire, ottenute in buona parte dagli industriali farmaceutici. Se non sono precedenti questi…

Ed è intorno a questi ricordi che si è agglomerato il movimento “No vax”, sfruttato da tutte le parti politiche con le medesime finalità di Poggiolini e De Lorenzo, come dire per lucro. Solo che questa volta il lucro è da intendersi in termini di consenso politico che, a ben vedere, non è meno indecente di quelli che lo facevano per danaro perché – adesso come allora – la posta in gioco è la stessa: la salute pubblica! Cioè di tutti noi.

Sono, dunque, sicuramente da condannare (e subito dopo, però, convincere…) quegli italiani che avversano le vaccinazioni, ma con molte, moltissime attenuanti.

*Foto Scienza in Rete

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